La malattia fisica e psicologica: allontanare certe forme di parassitismo energetico

Io ho finalmente inteso, dopo molti anni di elargizioni, amori e malanni, che alcune persone particolarmente ricettive si ammalano a seguito di contatti con persone disturbate. Per “disturbo” non intendo necessariamente un problema di natura psicologica (la psiche è solamente l’epidermide della reale percezione), quanto propriamente un disturbo di frequenza emessa, che poi influenza atteggiamenti, azioni, culture e ideologie. Siamo tutti interconnessi da sempre, con buona pace di chi teme il futuro network globale, e tali interferenze sono leggibili a chi è sensibile a determinate frequenze e ha portato avanti negli anni un certo tipo di ricerca meditativa e speculativa.

Il problema di fondo è che spesso tali forme di parassitismo energetico sono a noi contigue per rapporti parentali, di coppia, amorosi, di amicizia, agendo in maniera esponenziale quando ci si ritrova in contesti collettivi quali quelli di riunioni, incontri, ecc. Queste interferenze malsane sono inoltre potenziate dai social network, che rendono immediate e potenziate tali connessioni (entanglement da interconnessione), e spesso si traducono in forme di malessere fisico e psicologico, poi nosologizzate dalle retoriche della medicina e della psicologia di regime.

Col tempo, forse troppo tardi, ho cominciato a distaccarmi da certi affetti, anche da rapporti profondi e importanti nella cerchia delle amicizie più care. È forse la scelta più difficile da operare, soprattutto quando si è uniti da legami di sangue, di lavoro, di interesse ecc. Ho potuto constatare, ma solo dopo anni e anni di meditazione e studio, che certi miei disturbi venivano amplificati dal contatto ravvicinato con persone a me anche molto care. Meditare aiuta molto in questo senso, perché amplifica le nostre naturali facoltà ancestrali di riconoscimento di un reale pericolo. Oramai non faccio più fatica ad ammettere che buona parte dei nostri disturbi e malattie vengono causati da determinate interferenze e dalla relativa patologica nostra incapacità di troncare determinate relazioni. Purtroppo si tratta di scelte traumatiche che possono portare spesso a traumi emotivi, a perdita del lavoro, isolamento, denigrazione ecc. Per converso, alcune interferenze con esseri con noi affini, hanno il merito di alleviarci da determinati influssi, spesso assimilando il nostro malessere, allo scopo ancestrale di diluire e distribuire le disarmonie del nostro essere. Ovviamente, si tratta quasi sempre di processi inconsci, non intenzionali, di flussi che si miscelano per processi attrattivi e di repulsione. Non bisogna, inoltre, commettere l’errore di pensare alla purificazione come un processo che nega la biodiversità. Si tratta piuttosto di comprendere quando tagliare certi rapporti, comunque necessari al nostro processo evolutivo, che si nutre anche di dolore e sofferenza, anch’essi, purtuttavia, necessari alla maturazione della nostra evoluzione tramite stati progressivi di catarsi.

L’invito è quello di: meditare, meditare, meditare.

PS Occorre fare attenzione anche agli incontri occasionali. Per esempio, ho avuto modo di appurare che una determinata serie di disturbi mi è stata causata da un contatto di gomito con uno sconosciuto nella metropolitana di New York nel 2011. Questo l’ho scoperto grazie a una seduta con una iniziata al culto zoroastriano in quel di Instanbul.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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