
Sondare l’animo umano è come navigare sugli oceani. Nella bonaccia il mare è olio, e lo spleen è una vecchia sdentata che morde lo stomaco. Nel fortunale le onde sono cattedrali dal culto pulsante che occorre officiare, e l’urlo dello schizofrenico è grandine sulle vetrate di un pomeriggio nefasto.
Osservo le mie piante. Crescono silenti, e offrono pace e misericordia ai bisognosi. Occorre parlare un altro linguaggio però. Una lingua fatta di parole vuote, di alfabeti muti che sanno di bolle saponose, di segni che rimandano all’ ineluttabilità del punto.
