Come muoversi nei meandri del totalitarismo “woke”

Quello che i fautori del pensiero liquido-gender-DEM-piddino-culturamato di regime non hanno ben inteso, è che non è tanto un problema di perizia musicale da contrapporre all’Imago – quasi a voler giustificare tale ridicolo modo di porsi (ah! ma voleva citare Céline Dion!) – bensì proprio il fatto che per veicolare certi contenuti di spessore occorra cavalcare l’onda del genderismo di parata! Questi travestimenti avevano senso quando Bowie si contrapponeva al costume imperante “scandalizzando” i benpensanti, e non adesso, nella mediaticità “woke” in cui tali posture vanno a rafforzare la norma, e costituiscono il requisito minimo per poter essere accettati dal Circo Mediatico.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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