
– Secondo te?
– Cosa.
– Non fare lo gnorri.
– Ma di che parli?
– Lo sai bene di cosa.
– Cosa.
– Tu dovresti saperlo cosa significa per me quella consegna.
– Consegna? Quale consegna.
– Niente, lascia stare.
– No, ora mi dici, perché davvero non so a cosa ti riferisci.
– É pazzesco, caschi sempre in piedi.
– Eh?
– Eppure mi fidavo di te.
– Ma esattamente qual é l’oggetto di questa discussione?
– Lasciamo perdere che è meglio. Francamente non me lo sarei mai aspettato da te.
– Ma aspettare… cosa? Continuo a non capire.
(L’orologio ticchetta e segna le 18 e 13. Fuori pioviggina. Tutto sembra calmo e grigio. Lei mette l’acqua su a bollire. Lui rimane sul divano nella penombra).
– Questo silenzio poi!
– Cosa dovrei rispondere? Non so nulla di consegne! Aspettavi un pacco?
– Non sei attento.
– Ci sta un pacco? Dove?
(Lui si alza e comincia a rovistare nel salone in cerca del pacco).
– Lascia perdere, non fare questo sforzo.
– Ma qui non ci sta nessun accidenti di pacco! Dovrei vedere un pacco? Vuoi un mio parere precisamente su cosa?
– Sei solo un egoista, ecco cosa sei, un egoista.
– Ma se sono stato fino a un’ora fa ad aiutare tua madre con il trasloco!
(Lei sorseggia la tisana. Lo sguardo rivolto alle finestre che danno sul parco abbandonato).
– In fin dei conti l’ho sempre saputo.
– … ma saputo che? Non capisco davvero!
– … sei una profonda delusione.
– Tesoro, io davvero non riesco a capire, te lo giuro. Non ho la più pallida idea…
(Suonano alla porta. È il postino. Avverte che non c’è nessun pacco da consegnare. Lei chiude la porta e piega le braccia al petto, poi produce un’espressione contrita, da sforzo: pare reggere un pacco invisibile. Lui riporta le lancette della pendola indietro di un’ora. Fuori piove a dirotto).
