Alcune mie riflessioni sul film “Donnie Darko”

Dopo vent’anni, sono alla mia quarta visione di questo capolavoro, un vero e proprio oggetto anomalo nel panorama cinematografico. Questa quarta visione mi ha comunicato delle informazioni che non possono essere trascritte in quanto relative a forme comunicative di natura metacinematografica (a tal scopo, inserirò in corsivo estratti che fungeranno da compendio allo scritto). Dirò di più: a mio avviso si tratta di una sorta di messaggio proveniente da una sezione di futuro che procede a ritroso (apparentemente) per informare il 2004 di ciò che starebbe accadendo ai giorni nostri, ovvero dell’inizio di ciò che definisco “Era dell’Accelerazione” (non ne parlerò oltre qui e rimando ai miei libri e agli scritti su questo stesso blog). Non mi dilungherò dunque in approfondimenti relativi alla trama, di per sé molto complessa, e rimando a tutti gli scritti e le interpretazioni susseguitesi in vent’anni.

Cominciamo da una considerazione relativa al pubblico: la sala è stracolma di adolescenti (fenomeno diffuso in tutta Italia, a quanto pare) e io sono il più anziano. Il silenzio è assoluto, i volti sono come centrati in una densità della visione che è quasi tangibile. Mi sembra di essere al centro di un enorme esperimento. La sala è un unico corpo che respira. Tutti paiono ipnotizzati al pari di Donnie durante le sue sedute di psicanalisi o i suoi stati di trance.

Alcuni dettagli si impongono subito fin dalle prime scene: il disegno dell’occhio di Escher – quello con il teschio nella pupilla – e l’associazione di Lucifero con la bandiera americana sulle note di “Swan Song” dei Led Zeppelin.

“Ogni creatura sulla terra quando muore è sola.  Gli esseri viventi manipolati faranno di tutto pur di sottrarsi dall’oblio”. 

Siamo di fronte ad una sorta di Apocalisse che vede il mondo avvolto in un loop temporale che si riproduce indefinitamente dal 2 al 31 ottobre, loop che può essere interrotto tramite l’Apocatastasi, ossia per mezzo del sacrificio del Ricevente che sfrutterà il gap spazio-temporale fra universi tangenti (i libri di Hawking sono sempre messi in bella mostra nel film). Il codice da decriptare è il libro di Roberta Sparrow “La filosofia dei viaggi nel tempo” (la centenaria che nel film deambula incessantemente da casa sua alla cassetta della posta in attesa di una lettera). Questo codice ci informa di un avvento, L’Artefatto, che nel nel film è rappresentato dall’irruzione del Deus, dall’anomalia del motore dell’aereo che precipita in camera di Donnie, motore che, nel finale, apprendiamo essere quello dello stesso aereo in cui viaggiano la madre e la sorellina, secondo un paradosso che non può essere giustificato razionalmente. L’Artefatto comincia quindi a seguito dell’irruzione di un oggetto metallico (il motore dell’aereo) che non fa parte di questa realtà.

Capitolo Due: Acqua e Metallo: “Acqua e metallo sono gli elementi chiave del viaggio nel tempo. L’acqua è l’elemento barriera per la costruzione di portali temporali utilizzati come cancelli per universi. Un esempio è il vortice tangente. Il metallo, invece, è l’elemento di transizione per la costruzione di imbarcazioni artefatte”.

Il Ricettore Vivente (Donnie) è l’umano cristico che ha il compito messianico di ricollocare l’Artefatto nello spazio esoterico di riferimento durante il collasso dell’Universo Tangente, superando e integrando le facoltà superiori del Morto Manipolato (il coniglio Frank), che potrei definire, citando Castaneda, una sorta di Pinches Tiranos. Il Morto Manipolato assumerà a sua volta il ruolo di macabra guida per Donnie dopo il colpo di pistola necessario alla sua trasformazione nel daimon del coniglio.

Capitolo Sei: Il ricevitore vivente. Il ricevitore vivente è scelto per guidare l’artefatto, in posizione per il viaggio di ritorno all’universo primario. Nessuna sa perché o come un ricevitore sarà scelto. Il ricevitore vivente è benedetto con poteri della quarta dimensione. Questi poteri sono: aumento di forza, telecinesi, controllo della mente e l’abilità di evocare fuoco e acqua. Il ricevitore vivente è tormentato da incubi, visioni e allucinazioni uditive durante la sua permanenza nell’universo tangente. Coloro che circondano il ricevitore vivente, cioè i manipolati, lo temeranno e tenteranno di distruggerlo.

Ogni tassello di questo puzzle deve combaciare alla perfezione, affinché l’azione del Risvegliato possa avere successo. A ciò collaborano i Manipolati Viventi, che lavorano inconsciamente per sostenere il Risvegliato nella sua missione catartica che riscatterà tutti loro dall’Oblio.

La distruzione è una forma di creazione.

Donnie deve dunque distruggere il multiverso (con tutto il portato di oscurità proveniente dal suo inconscio) sfruttando la potenza delle energie di thanatos per annientare la copia corrotta dell’universo tangente generatasi a seguito dell’irruzione dell’Artefatto dalla Quarta Dimensione. Solo dopo la distruzione il Risvegliato potrà essere Demiurgo e generare un nuovo universo.

Una mia interpretazione che non ho ritrovato da nessuna parte: Donnie è il bodhisattva che accetta il sacrificio per salvare le vite della madre della sorella e della sua futura amata; egli accetta l’oblio, l’annullamento rispetto al Divenire con consapevolezza (vedi la sua risata finale).

(continua… ?).

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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