
In fin dei conti tutta l’arte è naturale essendo artificiale l’ordine che segue nel tentativo sistematico di catalogarla. O forse anch’esso è naturale. Vediamo. Io ritengo che nel giugno del 2024 si può dire che ogni forma artistica sia sostanzialmente imitativa. Il Demiurgo, l’artista, il creatore del mondo riproduce la purezza che dall’Ogdoade procede verso le sfere più in basso, conferendo forma e ordine alla nebulosa dell’Inespresso, sia essa un fiore o una poesia di Mallarmé. Di fatto siamo di fronte a un eterno ready made maculato da interferenze, ossia da corto circuiti che inferiscono la forma e informano il processo creativo circa la condizione corrotta del concetto di purezza. Ma sono proprio tali elementi corruttivi a generare il processo artistico in ragione delle discrepanze che costituiranno la rottura dell’ordine ideale di ogni manufatto. Quello che restituirà natura polisemica all’oggetto è anch’esso naturalmente frutto del processo interpretativo che ridonerà molteplicità al manufatto rendendolo di fatto singolarità non assimilabile. Questo è il senso profondo di ciò che io definirei arte. Da questo punto di vista, ogni artista è un iniziato e non può mentire, pena l’accusa di blasfemia presso il Tribunale del Miserabile, edificio chirale ubicato sulla soglia fra la Vita e la Morte. Questo dovrebbe chiarire definitivamente dubbi sui concetti di Inferno, Paradiso e Purgatorio. Ovviamente su un piano esoterico.
