
Questa vignetta è un capolavoro. Simboleggia perfettamente la torsione dei valori a “sinistra”. Dietro la retorica dei diritti civili si nasconde una fortissima tendenza all’intolleranza che si espleta poi nella nosologia delle classificazioni di genere (sentivo ieri il giornalista omosessuale Tommaso Cerno raccontare al programma radiofonico “La Zanzara” delle discriminazioni feroci subite all’interno del PD: citava anche le umiliazioni subite dal defunto parlamentare Grillini). Cosicché, dismessi i panni delle battaglie contro mafia e potere, abbandonate le peculiari battaglie contro il centrodestra (che tendeva a candidare alle elezioni personaggi chiacchierati o magari sotto inchiesta), archiviate le accuse di complicità con la malavita (l’atteggiamento di Forza Italia che chiedeva agli elettori il voto per figure coinvolte in inchieste o vicende giudiziarie ancora da chiarire), ecco gli eredi del Partito Comunista farsi fregio di candidature come quella della Salis. Ricordiamolo: «Siamo anche noi garantisti, ma per ragioni di opportunità meglio che il candidato X faccia un passo indietro»; questo era il leitmotiv.
Nei fatti la sinistra odierna rappresenta il vero volto osceno del potere, ciò indipendentemente dal fatto che sia o meno al governo, tanto forte e influente è quell’essersi opportunamente collocata come fulcro mediatico del culto “davosiano” e del nuovo regime “woke”, ossia della dittatura della “Società della Sorveglianza”.
Sono certo che oggi gli interessi di un Pasolini sarebbero centrati su queste nuove forme di totalitarismo, al cui confronto, le macchiettistiche parate della “destra” nostrana, paiono rivelare, nel paradosso, una maggiore aderenza con le concrete urgenze sociali delle periferie culturali del mondo. La Schlein balla sul carro del Pride mentre il cemento di luglio ribolle nel ghetto popolare, rosolando le carni di chi parla il dialetto indecifrabile di quello che un tempo veniva definito proletariato.
