
Da almeno cinque anni la mia vita è cambiata. Accantonati gli sciocchi ardori, vivo le mie giornate con densità assoluta. È una sorta di centratura, di focus inerente l’eterno apprendere come missione di vita. I concerti sono diventati pochi e di qualità. Pubblico dei cd, e svariati libri di poesia, saggistica, narrativa per evidenziare il flusso vettoriale del mio percorso artistico. Curo il mio blog, la mia pagina YouTube: ogni cosa è ordinata per capitoli e playlist. Come docente in conservatorio cerco di sensibilizzare gli allievi in direzione di un percorso critico e di ascolto costante. La mia reale attività si svolge in altri momenti della giornata. Ho sostanzialmente abbandonato il concetto di svago e vacanza, e ogni mia giornata, al di fuori degli impegni, si svolge secondo regole certosine, quasi da abbazia. È una sorta di responsabilizzazione che mi conferisce piacere proprio per il suo aspetto di ricerca illimitata, vincolata dall’urgenza che è relativa alla deperibilità del nostro essere fisico. Devo molto al disturbo dell’equilibrio che mi ha colpito da dieci anni a questa parte. Grazie ad esso e al disagio quotidiano relativo, sono riuscito a selezionare un modus operandi che mi rende felice e mi appaga dello stare al mondo. Non solo; grazie a tale disagio ho imparato a godere di ogni singolo piacere che lo stupore della vita sa riservare. Quando arrivano le crisi, tremende, penso a quando poi apprezzerò lo stato di benessere una volta che saranno passate. Dopo tanti anni di yoga e grazie alla conoscenza di Eric Baret, ho capito che dovevo smettere di praticare questa disciplina di conoscenza, e di dedicarmi ad altro, a ciò che è più consono alla mia natura. Così sono cominciate ad accorrere le anime belle, e ho avuto modo di conoscere esseri straordinari, a me affini, di selezionare e praticare la disciplina del dire quel che penso senza indugi, consapevole dei rischi professionali che un tale atteggiamento può comportare. I miei anni di yoga e meditazione adesso pulsano nel lascito di una sorta di frequenza che mi pervade. Vivo in un piccolo borgo sul mare e mi sono dotato di una casa meravigliosa con tanto di giardino e di luogo che funge da laboratorio musicale. Dalle mie finestre a vetri scorgo l’Etna maestoso. Mi accompagna una straordinaria e piena solitudine che condivido insieme alle mie due gatte Teodolinda e Minerva, e all’immensa schiera di legioni di spiriti guida e creature celestiali e tenebrose.


Le mie giornate seguono dunque il seguente schema, in estate, autunno, inverno e primavera.
1) Mi sveglio e vado al bar. Il bar è per me un luogo di felicità. Non faccio mai colazione a casa. Cambio ogni giorno un bar diverso.
2) Mi metto in giardino (il mio studio verde) e leggo. Sette libri un giorno e sette libri un altro. Il metodo è quello della sottolineatura dei punti salienti. Alcuni passi che mi colpiscono li riporto sui social.
3) Scrivo sul mio blog. Molti di questi miei scritti andranno a confluire sui miei futuri libri.
4) Mi trasferisco in laboratorio. Studio lo strumento e mi entusiasmo pensando a quante cose dovrò ancora imparare.
5) Scrivo qualche pagina: poesie, romanzi, racconti.
6) Nei giorni in cui rimango a casa, faccio attività fisica con i pesi e poi ceno. Altrimenti esco a giocare a padel e poi ceno fuori, oppure vado al cinema in solitaria, o mi incontro con gli amici, o vivo qualche flirt licenzioso.
7) Rientro: letture notturne in giardino, PlayStation, serie tv.
Tutti i miei spostamenti avvengono in scooter o in auto. Durante tali spostamenti ascolto “La Zanzara” o podcast di storia antica e contemporanea.
Questa la mia ciclicità. Non conosco altri piaceri più grandi. Non comprendo il senso di avere una vacanza. Vacanza da cosa? Da cosa dovrei staccare? Vivo la gioia perenne della conoscenza senza avere più il limite di un fine strategico. Ciò mi consente di essere me stesso, perché non ho obiettivi al di fuori di questa palestra conoscitiva. Il mio fine è la ricerca della bellezza e l’ascolto del respiro del mondo. Le piante mi parlano. Gli animali comunicano con me. Le stelle mi accarezzano.
Spero che a qualcuno questo mio scritto potrà recare felicità. Soprattutto a chi si lamenta pur disponendo di un corpo sano e in salute.

