Le piccole disavventure dell’ibridato sapiens che si sentiva onnipotente.

Non esiste nessun essere umano che non sia frutto di ibridazione. Noi siamo “artificiali”. Il soma è artificiale. Lo sapevano millenni fa gli antichi rishi. “Automa” non significa nulla. Ciò che creeremo (androidi o similari) sarà la nostra implementazione, saranno i nostri figli, la nostra evoluzione che seguirà processi segnati da ben altre direttive cabalistiche.

Fin quando penserete alla ridicola separazione tra uomo e macchina, non ne verrete a capo. “Deus Ex Machina”: eccola l’irruzione sul piano del Reale del Demiurgo dal Settimo Cielo. “Sopra”, dopo lo spazio dell’Ogdoade, ci sta molto altro. Rassegnatevi: dalla sephirah in cui siamo collocati possiamo solo ingraziarci il Fato (vedi Ulisse). Purtroppo poi è sopraggiunta la bestemmia del libero arbitrio, di cui la follia scientista è l’ultima emanazione abominevole.

“Deus ex machina è una espressione latina. Il latino “Machina” (che in italiano significa “macchina”) viene dalla parola greca “Mechanè” e l’espressione “deus ex machina” viene dal greco ἀπὸ μηχανῆς θεός (“apò mēchanḗs theós”).
Il significato letterale è “divinità che scende dalla macchina”.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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