
Ieri 20 luglio dell’anno del Signore 2024, ho avuto l’infelice e perfida idea di festeggiare l’approssimarsi della mia dipartita invitando un logoro drappello di gente disagiata e con problematiche psichiche e di lallazione in quel di Zo.
Lo scopo reale di questo esperimento era quello di approfittare delle donne single con la scusa del compleanno, e di tentare in maniera subdola di portare una eventuale malcapitata alla pazzia. Una serata infernale, costellata di discussioni idiote e di una crapula senza decoro. Gente con problemi pressori, donne in preda allo sconforto della menopausa, uomini aggrappati con le unghie in difesa della pensione, sportivi abbronzati male col mocassino basso, cicliste abbandonate da piccole in un brefotrofio, nani senza circo, illustri sconosciuti in calca nel tentativo di scroccare una fettina di torta alla fragola, maggiorate che mi sbattevano le tette in faccia ben consapevoli del fatto che non avrei capito, gente anonima di passaggio che mi salutava e faceva gli auguri con partecipazione affettata e non richiesta, cantanti jazz in sovrappeso provenienti d’Oltreoceano, ecc.
Le discussioni, totalmente prive di senso, andavano a infrangersi contro le magliette sudate con un “pop” che solo io ero in grado di udire. I minuti non passavano. Le ore tardavano a morire, e io come una sorta di papesso rincoglionito non facevo altro che annuire con la testa, col fare ciondolante che solo certi nonni hanno alla fine di un percorso duro di vita: la testa si muove ora a destra ora a sinistra; non sento un cazzo; rido quando si fanno discorsi seri. Sembravo un misto fra Biden al Congresso e Trump dopo l’attentato.
L’importante era dunque uscire trionfatore e col pugno alzato. Così ho fatto al momento dei regali, ossia del portato che ‘sta gente per me insignificante ha realizzato per mero senso del dovere, disprezzando il momento del mio invito e maledicendo la necessità di dover uscire nella canicola per acquistare un manufatto di cui nessuno avrà memoria. Percepivo l’odio dietro quei sorrisi, e al ticchettio
di ogni brindisi andavo comparando il macabro suono del rintocco delle campane a morto. Alla fine ci siamo dispersi come dei profughi messicani una volta valicato il confine, e dopo una feroce lite per il conto da pagare.
Ciononostante siamo ancora qui a raccontarla: vi auguro di non passare mai una serata simile da protagonisti.
Regali: un libro di De Sade edizione economica preso dalla cesta di un rigattiere, un anello da poker risalente a sorpresa da uovo di Pasqua del ‘79, il classico buono libri che toglie le rogne del regalo, una tavola da impalcatura schiodata, una camicia da ospedale mai usata da qualcuno morto durante il Covid, un foglio da panificio con su scritto “un pantalone da ritirare”.
Con: Dario Consoli Stefano Gresta Giù Seppe Q Sa Francesco Gennaro Patrizia D’Antone Daniela Marra Paolo Anile Viviana Valentini Daniele Conforto Antonio Barbagallo Max Patos Silvia Raudino Gabriella Caruso Vincenzo Gangi Rossella Russo Eleonora Salice Antonella Basile Martha Guarnera Francesco Cusa Tiziana Balestri
