Il vizietto del discredito

Oramai siamo alla ghettizzazione del pensiero dietro comodi slogan. Si presume che l’interlocutore sia una sorta di replicante in aderenza col parere e le ideologie di comodo. Rammento il Bateson in “Mente e Natura” che mostra come il meccanismo del discredito si attivi proprio modificando in modo strumentale e brutale le mappe (e le relative affabulazioni che ne conseguono), e dunque la percezione dei territori e delle fenomenologie di chi si troverà investito da quelle narrazioni. Si eleva continuamente lo stereotipo a stigma. Questo non aiuta una dialettica della
conversazione e la relega al mero significato di adesione e appartenenza. Questa modalità è tipica dei nuovi alfieri del Clero Mediatico: docenti universitari, filosofi televisivi, radical chic da salotto DEM, femministe iraconde, fautori della woke culture. Ma il “Gorgia” di Platone che fine ha fatto?

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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