Claudia Scavone recensisce “Il Giusto Premio” di Francesco Cusa, silloge poetica edita da Robin Edizioni

Un link dove comprare il testo: https://www.ibs.it/giusto-premio-libro-francesco-cusa/e/9791254677124

“Il giusto premio” di Francesco Cusa è un’opera che si distingue per la sua capacità di fondere la narrativa con l’arte del jazz. Cusa, noto musicista e compositore, trasporta il lettore in un viaggio sonoro attraverso le pagine del suo libro. La sua prosa è ritmica, quasi musicale, e ricorda le improvvisazioni di grandi jazzisti, sottolineando l’importanza dell’improvvisazione, anche nella scrittura. Cusa riesce a trasporre questa caratteristica creando un testo fluido e dinamico.
Posso dunque affermare che la scrittura di Cusa in “Il giusto premio” è un’esperienza sensoriale. La sua capacità di evocare immagini vivide e suoni attraverso le parole è straordinaria. Il testo richiama alla mente i poeti futuristi come Filippo Tommaso Marinetti, con la loro enfasi sulla velocità, il movimento e la modernità. Cusa, come i futuristi, rompe con le convenzioni tradizionali della narrativa, sperimentando con la forma e il contenuto. Ma al contempo, la sua scrittura evoca le pennellate di Jackson Pollock, dove ogni parola sembra essere gettata sulla pagina con la stessa energia e spontaneità di una performance dal vivo. La sua prosa è un flusso continuo di idee e immagini, che cattura l’essenza del fundere ex tempore e la trasforma in letteratura. Questo libro riesce a trasmettere la stessa energia e spontaneità di una performance dal vivo. Inoltre, il confronto con i poeti futuristi è particolarmente pertinente: come Marinetti e i suoi contemporanei, Cusa sfida le norme letterarie e crea un’opera che è al contempo innovativa e profondamente radicata nella tradizione artistica. La sua narrazione ricorda anche le opere di Edward Hopper, dove ogni scena è un’istantanea della vita quotidiana, ma con una profondità e una complessità che emergono solo a uno sguardo più attento.
“Il giusto premio” di Francesco Cusa è un’opera che merita di essere letta non solo dagli appassionati di jazz, ma anche da chiunque sia interessato alla letteratura sperimentale. Qui tornano alla mente le allegorie del realismo del Novecento, come quelle presenti nelle opere di Giorgio de Chirico, che si riflettono nella narrazione di Cusa, dove ogni dettaglio sembra avere un significato nascosto, un simbolismo che va oltre la superficie. Il
poliedrico artista catanese dimostra di saper trasportare il lettore in un mondo dove la musica e la parola si fondono in un’unica, affascinante sinfonia.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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