Che ne posso sapere io da qui?

Settembre il suo miracolo.
Luce surreale come di quadro gotico.
Vento che spazza la sera.
Stanotte ho visto un teschio fra le nubi.
Sorella Morte, carezza sulle guance.
Nella notte il mio respiro è di nessuno.
Inerti fra le coperte giacciamo, a milionate.
Le mie gatte annusano in giardino.
Un aereo solca il cielo perenne.
Gente che va.
Altrove.
Dal letto solo un ronzio.
Giacciamo noi, che ne sappiamo di lor destinazioni,
di lor ambasce e desideri?
Un aereo pieno zeppo come una bomba alla ricotta.
Saranno almeno duecento, esclusi i piloti, gli steward e le hostess.
Gli esseri.
Le gonne.
I bimbi addormentati.
Le hostess coscione.
I mariti.
Chi cambia vita.
Chi vive la routine del viaggio.
Io coi miei pensieri.
Io coi miei problemi.
Nella notte di un borgo di pescatori come Stazzo, che ne posso sapere?
Mi sento come lo sperduto di un atollo.
Piccolo e lontano.
Quanta arroganza in questo mio rimuginare, quasi mi vergogno.
Un aereo va e buca l’occhio della nube-teschio.
Che strambo sberleffo alla vita.
Che strambo sberleffo alla morte.

Stazzo 29/9/2024

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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