
Pinuccio si credeva immortale fin dai primi giorni della sua nascita. Andava dicendo in paese che la sua non era stata una nascita ma una prosecuzione. Pinuccio si credeva immortale e innatale.
Al bar faceva esperimenti con gli avventori che stavano lì a oziare con il liquore Strega.
Un istante? Che cos’è un istante? Ora? Non c’è più! Ora? Se ne è andato! Se mi fermo all’istante… eccola l’immortalità! Capisci Tuccio? Comprendi Tonino? Mi segui Saretto?
Nessuno sembrava capire. I più lo stavano ad ascoltare stancamene come scogli di fronte ai perenni bisbigli del mare. Al massimo qualcuno faceva spallucce, qualcun altro spegneva la cicca sul portacenere “Campari”.
Pinuccio teneva le sue conferenze sull’immortalità al bar “Italia 90”, che aveva ancora l’insegna tutta sbiadita con quella marionetta orribile in posture arlecchinesche da maniaco omicida. In buona sostanza, Pinuccio asseriva che non sarebbe mai morto e che li avrebbe semmai visti morire tutti, uno dietro l’altro (loro, quelli del bar compreso il proprietario Mimmo) e questa cosa la ripeteva ogni volta che stava per andar via, spazientito dal disinteresse, o dal fatto che gli altri avessero ricominciato a parlare di calcio.
Quando a Pinuccio cadde in testa una trave del solaio, che lo schiacció come una lumaca sotto la suola di André The Giant, molti risero fra denti e dentiere, fra un Biancosarti e un liquore Strega, fra un colpo di tosse e uno scaracchio; alcuni andarono poi a pisciare sulla sua tomba.
Per la cronaca. Sulla lapide fu scritto per sua volontà (riferì il notaio, al bar per un caffè, con quel tono di voce alterata e canzonatoria che si riserva a quelli che non ci stanno proprio bene con la testa, giusto per evidenziare le segrete ambasce di Pinuccio) il seguente epitaffio: Pinuccio Cucé detto l’Immortale, nato lo -0/-0/-0000 e mai morto lo +0/+0/+0000.
(non) Fine
