Paura e delirio nella società dei consum(at)i

Purtroppo i Sapiens sono una specie corrotta e adesso divampa questa ridicola contrapposizione al naturale cambiamento evolutivo. Cascano le braccia. Ma tant’é. Il bello è che si è convinti di “averla fatta franca” con queste ridicole tattiche di contestazione. Io ovviamente ho caricato tutto su “IO” e mi godo certa fine di rotture di coglioni. Non ha ovviamente senso questo opporsi di default a qualsiasi innovazione volta alla semplificazione della vita dei cittadini: che si tratti di dati pubblici, del sistema sanitario ecc. ecc. Dati forniti ovviamente da “LORO” (sigh), ossia direttamene dai comuni ecc. ecc. (andare a registrarsi all’anagrafe, fare la dichiarazione dei redditi, o ricevere lo stipendio mensilmente nel conto corrente, invece parrebbe andare bene). La cosa che mi fa sorridere è che spesso queste ridicole proteste vengono proprio dai settori degli ex pentastellati, ossia di quelli che devono tutto al Casaleggio “rivoluzionario”, agli spettacoli del Grillo “illuminato”, che predicavano voto digitale, fine dei parlamenti ecc. Il problema è che, in questa poltiglia che è diventata oramai la società dei consum(at)i, si continua a confondere innovazione tecnologica con derive di controllo plutocratico (quelle sì mefitiche e da combattere, perché figlie di una metodica volta a governare e arginare il “cambiamento”, e paradossalmente, prodotto di retrive cordate di corruzione al soldo della finanza). Nessuna epoca ha mai visto un contrasto così furente tra innovazione e stasi. Lo spartiacque è stato certamente il 2020 con la vergognosa pagina del green pass, vera e propria dicotomizzazione su scala globale volta a sperimentare il reale potere di controllo
degli apparati di potere sulle masse. Ciò ha finito col produrre, per converso (e a questo punto immagino strategicamente), una nuova classe di “luddisti”, di scettici di prammatica del tutto impermeabili a ogni forma di cambiamento tecnologico (sono gli stessi che fumano sigarette, prendono aerei, consumano plastica, usano la macchina anche per andare a due passi da casa, che hanno fatto il “Sessantotto”, la rivoluzione di classe ecc. ecc. ). Ma da qui a prendere le distanze da ogni forma di innovazione ce ne corre.
L’essere umano ha sempre cercato la “meraviglia”, lo stupore… adesso pare che invece richiudersi a riccio nella propria zona comfort-analogica sia l’unico mantra di una generazione morente.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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