Recensione di “Un mare di arte e cultura”, un film di Carmelo Coglitore

Dopo aver partecipato al festival di Furci Siculo, ho potuto vedere il docufilm “Un mare di arte e cultura”, diretto da Carmelo Coglitore, in occasione della prima messinese dove ho anche partecipato nel dopo-proiezione per una breve performance. Devo dire che questo film riesce a catturare in modo efficace l’essenza del festival e l’atmosfera che vi si respirava. Coglitore è riuscito a trasmettere l’energia e l’interazione tra gli artisti e il pubblico, permettendo di rivivere momenti che sono stati significativi per tutti noi, e lo fa realizzando un piccolo gioiello cinematografico, una testimonianza che non è solo la registrazione di un evento, ma il racconto vivo della sinergia tra musica, arte e comunità vissuta in quei giorni. La trasformazione della spiaggia in un palcoscenico all’aperto è una delle immagini più forti del film e, naturalmente, del festival. L’atmosfera evocata dai concerti all’alba, con il sole che sorge lentamente sull’orizzonte – eterno miracolo, celebrazione che si rinnova grazie alla peculiarità delle fruizione della performance – genera un processo alchemico che Coglitore riesce perfettamente a catturare con una ricercata modulazione di transizioni e un montaggio davvero eccellente.

Le interviste con gli artisti costituiscono un elemento fondamentale del docufilm. Attraverso le loro narrazioni, si ottiene un accesso diretto alle motivazioni e alle influenze che guidano la loro creatività. Queste testimonianze offrono uno spunto per analizzare non solo il processo artistico in sé, ma anche il ruolo della comunità che influenza l’espressione culturale in questa sorta di laboratorio improvvisato generato dal festival, palesando come la musica possa diventare uno strumento di espressione e di connessione con il contesto sociale e culturale con cui si relaziona, e che tale processo di modifica dell’essenza del Reale sia del tutto tangibile durante il corso di questo esperimento performativo collettivo.

“Un mare di arte e cultura” si posiziona dunque oltre la mera documentazione di un evento estivo. Rappresenta un inno al potere trasformativo dell’arte e della musica, e invita lo spettatore a riflettere sulle interazioni sociali e culturali che emergono in tali contesti condivisi. Il film stimola una riflessione critica su come la creatività possa influenzare le identità sia personali che comunitarie, promovendo un dialogo significativo su temi di autenticità e appartenenza (esilarante il leitmotiv dei quattro vecchietti che commentano le sorti del festival ripresi di spalle su una panchina).

Raccomando vivamente questo docufilm a chiunque sia interessato alle intersezioni tra musica, arte e sociologia. Ogni scena offre l’opportunità di esplorare le modalità con cui l’arte può arricchire il nostro vivere quotidiano e contribuire a formare relazioni significative. 

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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