In questo porco mondo: Colla

Marco era convinto che per rimanere veramente unito a sua moglie, Anna, dovesse trovare un modo per non allontanarsi mai da lei. Dopo aver riflettuto a lungo, giunse a una conclusione stravagante: avrebbe iniziato a mangiare colla.
Ogni giorno, alle prime luci dell’alba, Marco si sedeva a tavola con un barattolo di colla vinilica. Mentre Anna preparava la colazione, lui si serviva un generoso cucchiaio di quella sostanza appiccicosa e incominciava a mangiarla, con la speranza che in questo modo sarebbero stati sempre attaccati, sia fisicamente che emotivamente.
All’inizio, Anna era perplessa. “Marco, ma che stai facendo?” chiedeva, mentre lo osservava con preoccupazione. “Non puoi semplicemente dirmi quanto mi ami?” Ma lui sorrideva coi denti impastati di colla, mentre strizzava gli occhi come se cercasse di comunicare un amore profondo e viscerale.
Con il passare dei giorni, la colla cominciò a fare effetto; ogni volta che Marco si avvicinava a Anna, si sentiva sempre più attaccato a lei, letteralmente. Un giorno, si svegliò e si accorse che non riusciva a staccarsi dal suo abbraccio. Si avventurò in casa cercando di muoversi, ma ovunque andasse, Anna lo seguiva, anch’essa incredibilmente attratta a lui come una calamita.
I due divennero una curiosa attrazione locale. Gli amici li guardavano con stupore mentre passeggiavano insieme, uniti in un abbraccio eterno. Un giorno, decisero di andare al parco. Marco, sentendosi particolarmente audace, pensò di aumentare le dosi di colla, ma la situazione prese a degenerare quando un gruppo di piccioni, in cerca di cibo, iniziò a volare sopra di loro.
In un attimo, i piccioni cominciarono a cacare addosso a Marco e Anna! Il dolore della situazione si mescolò a un attimo di incredulità, mentre i due si guardavano, pieni di escrementi e di confusione. “Ma che diavolo sta succedendo?” esclamò Marco, mentre cercava di scrollarsi via il guano degli uccelli.
Tra le risate dei passanti, i due si sentirono sempre più in simbiosi, fedeli all’immagine surreale di due amanti ricoperti di merda di piccione. Mentre il gruppo di bambini accorsi schiumava di risate, Marco e Anna tentarono di liberarsi dagli escrementi e dalla colla, ma ogni tentativo sembrava solo peggiorare la situazione.
“Fantastico,” sussurrò, la voce querula di Marco, screziata da un misto di ironia e rassegnazione. “In fondo, che avremmo potuto aspettarci? Una favola nel pantano.”
Anna, con un sorrisetto beffardo, rispose: “Beh, almeno non dovremo più preoccuparci dei piccioni”.
“Già”, esclamò Marco.
“L’amore è una cacata di piccione”, concluse saggiamente Anna, sempre più serafica, pensando al suo prossimo saggio filosofico.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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