Sempre combatterò contro i passive-aggressive…

Sempre combatterò contro i passive-aggressive, contro quelli che ti fanno la morale per poi sibilare sinuosi e venefici dal sottoscala della parrocchia laica. Ne ho conosciuti parecchi di questa schiatta, uomini e donne d’una violenza rara, fisica e verbale, d’una violenza spesso cieca e irrelata. Stanno tutti con questa nuova vulgata del politicamente corrOtto-arcobalenato-post-piddino-trans-eunte, a fare gli interessi propri e a speculare sulla diversità e sulla miseria delle povera gente e degli immigrati. Sono quelli che chiamano fascisti gli altri essendo intolleranti in sommo grado, sono quelli che dei diritti civili hanno fatto cosmesi, dei veri kapó nell’anima. Delle macchiette nostalgiche di destra non mi sono mai curato, perché delle caricature ho sempre fatto sberleffo, e anche perché la connotazione delle maschere dei nostalgici è talmente palese da non rappresentare che il trionfo del carnascialesco. Il reale pericolo è sempre subdolo, giacché il demonio si presenta col vestito buono e con fare seducente. Il criterio morboso con cui si esercita il potere è oggi quello della fascinazione, del tentacolare ammaliamento prodotto serialmente e in contrasto col perenne stato di allarme funzionale alla società della sorveglianza.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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