
Pasqua. Le 14. Strade assolate. Strade desolate. Profumi di primavera. Zaffate di carne in arrosto cotta in aceto furente. L’Esterno divora gli Interni. Un ciclista solitario è un mio fratello. Un vecchio che cammina sul marciapiede con le mani dietro la schiena. Domani è Pasquetta. Penso. L’Esterno del Cristo risorto. L’Interno delle piaghe d’Egitto : “morirà ogni primogenito nel paese di Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino al primogenito della schiava che sta dietro la mola, e ogni primogenito del bestiame”. La strage di agnelli. Il prete e la messa. Le uova di cioccolato che si schiudono ai primi caldi. La sorpresa scartata. Gli occhiali da sole. Le piscine ancora coperte. Le pance gonfie. L’eccesso e il lamento. La Lamentazione d’Occidente che si fa struttura di colesterolo. Cani randagi frugano fra i rifiuti. Il sole tramonta tardi. Troppo tardi.
Domani… domani ogni Esterno diventerà Interno e gli sciami di sapiens fagociteranno ancora per le campagne fiorite. Nessuno è esente da colpa. Agnello di Dio che togli i peccati dal mondo.
