Primo maggio non son saggio

Primo maggio promo maggio. Concertini e mafalde alla mortazza. Le coppie già svernano nella sera del dì di festa. Volano i rondoni, si spiaccicano i mosconi sulle auto, si pranza fuori nella primavera che inebria dei suoi afrori chi ancora avrà l’ardire di sognare una vita amorosa, fra cacate di piccioni random e peti tonanti di comitive di coppiette in gita, a sonorizzare stanze d’albergo hi-tech, nel relax d’una confidenza pigra che divora le ultime emozioni. I vecchi osservano e giudicano. Le vecchie giudicano e osservano. Cominciano a friggere le calze a compressione e il pantoprazolo è l’unico reale alimento salvifico, l’idrante che spegne il sacro fuoco del sepolcro dell’Ernia Iatale. Il sudore: tutto scola a irrorare di veleni gli interni foderati, i doppiopetti da matrimonio, i corpetti macchiati dalle ascelle corrosive, suonano le fanfare dell’appiccicaticcio. Le musiche da concertone saranno la vostra prossima ideale colonna sonora, il vostro ennesimo ultimo canto volgare. Teste che ciondolano e torce dell’iPhone.

Dio santo e benedetto, liberaci dal lavoro. Amen.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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