Togliamoci qualche sassolino dalle scarpe


A 58 anni suonati non è più momento di compromessi. Posso dire oramai con certezza che la riconoscenza e il rispetto non fanno che parte minima nell’ambiente della cosiddetta comunità di jazzisti e addetti ai lavori. Negli anni ho potuto toccare con mano quanto amaro sia il fiele della riconoscenza. Di persone nobili e obiettive ne conosco poche: si possono contare sulla punta delle dita. Il
resto é rappresentato da una marea montante di arrivisti e cialtroni senza arte né parte. Gentaglia disposta a vendersi per un pugno di dollari. Fortunatamente godo di poche e fidate amicizie, e di tante belle persone che seguono con passione e dedizione quel che vado ancora facendo dopo una vita.
Si fanno pulizie zen. Non sono pulizie patenti. Avvengono su un piano altro, spirituale. La maggior parte di costoro non si accorgerà praticamente di nulla. Acari. Viceversa a chi è in sintonia non serviranno queste parole. A costoro andrà sempre la mia infinita gratitudine.

PS La foto è per i destinatari spirituali.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

Rispondi