

Trovo straordinarie queste due complesse pagine heideggeriane, dense di profondo spirito di comprensione e compenetrazione fra esseri umani.
Provo una bozza di riassunto. Almeno per quel che ci ho capito.
In queste pagine, Heidegger articola una visione dell’essere umano non come individuo isolato, ma immerso in una rete di relazioni, dove il rapporto con gli altri è originario, costitutivo, e vissuto in forma di cura, attenzione, circospezione. Questo modo di essere-con non è un’aggiunta accidentale, ma rappresenta il cuore stesso dell’esistenza. La cura non è solo un atto pratico: è una forma di comprensione dell’altro, che per tale ragione diventa dischiuso (cioè reso visibile) nel prendersi cura di lui. Questa affermazione ribalta la concezione cartesiana dell’individuo isolato: prima di essere un “io che pensa”, l’esserci è un essere-con-gli-altri che si prende cura e comprende, in quanto Heidegger evidenzia che la conoscenza dell’altro non è qualcosa che si aggiunge all’esistenza, ma é ad essa connaturato. Conoscere è essere-con. L’incontro con l’altro si dà sempre all’interno di una struttura condivisa del mondo.
Questo il senso del nostro tendere verso il network, la condivisione, che adesso appare ancora come un evento artificiale, ma che nel prossimo futuro sarà il viatico alla fine di ogni conflitto.
