La morte

La gente parlava di morte
e nelle case si continuava
a vivere.
Fuori un incendio di grilli
le ali di mantide solcavano
il cielo.
Il primo a morire fu un bimbo
fatto di ombra.
Poi morirono i gatti
e tutti i signori con in mano
un giornale.
Infine toccò alle madri,
alle figlie e alle tartarughe.
L’arcobaleno era una grossa
falce, caddero le teste
delle giraffe.
All’orizzonte le nuvole rosa
oziavano nel disumano
e ridevano delle orbite
dei satelliti.
Si squarciarono i cieli
e suonarono le trombe del
Giudizio.
Nessuno volle più resuscitare.

(Francesco Cusa)

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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