
L’uomo è crudele. La storia della sua evoluzione, della nascita di stati e nazioni è fondata sull’omicidio, le guerre, gli sterminii e sul perenne tentativo di regolamentare giuridicamente tali modalità connnaturate al dominio e al potere. Madri, padri, nonni, nonne, figli, figlie, zie, zii, cugini, cugine, nuore e generi, hanno costellato la recente storia della famiglia patriarcale e nucleare di efferati assassinii fra le mura domestiche. L’assassinio non ha mai conosciuto generi: si sono sempre uccisi i neonati nelle culle, le mogli e le fidanzate, si sono avvelenati i mariti, si sono ammazzati i padri e i figli, ecc. ecc. Nell’era ormai in eclissi della globalizzazione, la diffusione mediatica delle notizie ha reso semplicemente più facile l’accesso delle masse alla conoscenza di ogni delitto perpetrato fin nel più remoto angolo del paese. Da qui la necessità di coniare nuovi neologismi, quali ad esempio femminicidio (poco importa constatare che gli omicidi di donne sono in realtà diminuiti in percentuale rispetto al passato), allo scopo di determinare nuovi aspetti lessicali funzionali a captare nuove sensibilità ed esigenze della collettività (ciò è falso, ma fingiamo sia vero). Uno degli ultimi casi alla ribalta vede l’omicidio di una povera ragazza da parte di un ragazzo squilibrato di 19 anni. La ragazza era fidanzata con costui dall’età di 12 anni. Ora, soffermiamoci qualche secondo su questo particolare. Quale società può dotarsi di strumenti consoni ad arginare una fenomenologia apparente (si uccide molto meno che in passato, ma i media pressano affinché la percezione collettiva sia sempre in stato di allarme) quando una famiglia può tollerare, o peggio, avallare il fatto che una bambina possa fidanzarsi a 12 anni? Inoltre: come si può conciliare un sistema giudiziario iper garantista da parte delle cosiddette sinistre DEM con la gogna mediatica nei confronti dell’assassino di turno? Da un lato si teorizza un sistema che mira alla mitigazione delle pene, mentre dall’altro si fomenta una pretestuosa politica di genere attua solamente a discriminare e a ghettizzare una pulsionalità naturale e ben descritta nei manuali di psicanalisi.
Vi lascio con questi quesiti.
