
Ci sono alcune cose che mi danno alla nausea dopo questa tornata referendaria.
1) La prima è il vergognoso cappello che il PD ha messo sui votanti al referendum, spacciando una debàcle per un successo elettorale (con ciò sputando in faccia a tutti coloro che sono andati a votare per il No o per il Sì che non sono piddini).
Ciò significa non aver compreso le ragioni di cui parlavo nel mio scritto di ieri, e a cui rimando (https://francescocusa.com/2025/06/09/il-feticismo-della-macchina-elettorale-nellera-dellia-2/).
A corollario mi piace inserire due altri fatti, che i meno contaminati avranno la lungimiranza di accostare al primo.
2) Greta è stata rimpatriata in aereo dopo l’ennesimo atto mediatico volto a rendere centrale più la sua condizione esistenziale che il reale dramma del popolo palestinese massacrato dai sionisti. Domanda: tutti gli altri come saranno rimpatriati e a spese di chi?
https://www.repubblica.it/esteri/2025/06/10/news/greta_thunberg_rimpatriata_israele_flotilla_gaza-424659110/?ref=RHLM-BG-P4-S1-T1-fattidelgiorno22
3) A Roma ci sta polemica per il “maschilismo vegetale”, ossia per il piantare alberi “maschi”. Il problema non è tanto di natura empirica, quanto di natura lessicale e concettuale. I perché non debbo certo spiegarveli io. Qui un sobrio articolo del Sole 24 ore.
https://www.ilsole24ore.com/art/il-sesso-alberi-perche-maschilismo-vegetale-fa-aumentare-allergie-ACWFGAZ
La verità è che tutta questa espressione di cultura saccente e ideologizzata all’estremo, ostentata dai vari Parenzo, Gruber, Gramellini, Fazio, Mentana, Schlein, Landini, Boldrini, Calenda, Renzi, Fornero, Formigli, con insoliti richiami al voto pena la solita derubricazione nell’alveo dei “barbari, ignoranti, razzisti, fascisti”, genera antipatia. Questo dato dell’antipatia non rientrerà mai nelle analisi del voto, non sarà analizzato come tema ricorrente e centrale da parte dell’intellighenzia salottiera e della politica woke, che per tali ragioni è paradossalmente interdetta all’accesso del significato occultato nella riformistica ridda di significanti impazziti.
Tutta questa espressione di ideologia saccente alla gente fa antipatia perché figlia di una rimozione delle tematiche concrete di certo gramscianesimo e pasolinismo (in senso buono) – ricordiamolo, uno che votò contro l’aborto al referendum – e, più prosaicamente, rende ostile la maggioranza degli italiani nei rispetti di una prassi del campare assolutamente priva di empatia e dialettica, al di fuori delle cerchie del Clero e del Circo Mediatico.
Tale iato ha determinato un solco oramai invalicabile dopo la barbarie del greenpass, tema che troppo velocemente, quel che rimane della sinistra, ha finito con l’archiviare, con ciò ignorando il pulsare di quelle ferite ancora aperte sul corpo che ci si ostina a definire “elettorale”.
