Il “si” heideggeriano nella società delle IA nascenti

Proviamo ad affrontare queste due complesse pagine in Heidegger.
“Ciascuno è l’altro e nessuno è se stesso”.
“Si è nella maniera dell’auto-inconsistenza e dell’inautenticita”.

Oggi queste pagine risuonano ammonitorie e preveggenti. La “medietà” heideggeriana, ciò che egli connota con il “SI”, è attualmente il focus su cui la “pubblicità oscura tutto e fa passare ciò che ha velato per il noto e accessibile a tutti”. L’appiattimento di cui parla Heidegger è oggi una maniera del si che ha completamente fagocitato ciò che più avanti sarà definito come il suo stesso significato. L’onnipresenza del si é oramai del tutto patente, giacché l’impersonalità è talmente connotata del suo stesso significato della fatticità dell’esserci, da risultare paradossale soggettività indefinita.

La verità è nella quotidianità del suo perenne liquefarsi ontico, che attende solamente d’esser sublimata dalla futura smaterializzazione delle entità corporee dei sapiens. E dunque il nessuno diviene paradossale oggetto immune dalla sua esplicazione, non più carsicamente occultato dalla dialettica del chi e del si.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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