Due parole su “La Certosa di Parma” di Stendhal

Appena terminato. Sublime Stendhal. Aveva ragione Calvino nel definire la duchessa Sanseverina come “il più grande personaggio femminile della letteratura italiana”. Qui il “romanzo sociale” rompe ogni categoria di genere, e in pieno 2025 ci parla ancora di mondanità e innocenza, di sacralità e follia, in una perenne tensione che non si risolve nel tempo. Perfino nella rinuncia e nella solitudine, tutti i personaggi di Stendhal trovano riscatto catartico, e nella prigionia e nella morte permangono tracce di affascinante seduzione, di perenne fascinazione, esaltate paradossalmente dal sacrificio e dall’umiliazione. Non a caso Fabrizio Del Dongo troverà nel carcere la sua reale passione amorosa che lo porterà al delirio della predica visionaria quale canto, e la marchesa il suo happy few proprio nell’abbandono della corte del principe a seguito del conte Mosca.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

Rispondi