
Traggo ispirazione dal mirabile saggio introduttivo di Gianni Nicoletti all’opera.
L’inversione in De Sade è il requisito necessario all’accesso alla sacralità, ciò che anima e produce l’erotismo cieco della divinità macchinica, dell’Eros puer che si manifesta nei templi riservati al suo officio: la sala del bordello, la sala dell’orgia, dello scannatoio. Questi luoghi riservati fungono da veri e propri laboratori alchemici atti a procrastinare l’avvento dell’orgasmo, a scardinare il paradigma di quel tempo in funzione di un progressismo che la nostra contemporaneità non è più in grado di cogliere, ossia di una reiterazione che mima il ripetersi ciclico della natura (le frustate maniacalmente contate) entro un cosmo carnale ed esclusivamente corporeo. La coprofagia, la gerarchia del trou, l’Eiezione e l’Orca Universale, sono tutte costanti relative all’inversione celebrante l’ara escrementizia, l’andare contro-natura necessario per il libertino che “prende la base per il vertice e viceversa”, il contenitore dell’ano, la bocca come vagina quali ricettacoli dell’eiaculazione iniziatica che si conclude quasi sempre con lo sterminio della vittima sacrificale. Il Tremendo, come lo intendeva Abhinavagupta, è lo scarto che si fa mostruoso gioiello, l’object petit a di Lacan che l’evacuazione produce, la celeste praline di Rimbaud e, come in Bunuel, l’atto sublime volto a sconvolgere la morale e a capovolgere il senso di tutti i valori in funzione del vizio. Ecco perché l’ano diventa il centro indispensabile per il Vescovo di Blangis, mentre la vagina è detestata se non per la speranza di una volontà d’incesto e di procreazione bastarda. Così terremoti ed eruzioni diventano sinergici all’esplorazione viscerale, all’espulsione della terra e dei corpi, secondo misurazioni matematiche e ricerche maniacali della simmetria. “Gioia eccellente è precipitare nel cratere del Vesuvio la Principessa italiana, già compagna delle orge di Juliette: un gesto sacrificale ma non sanamente primitivo, ideale (russoviano), anzi della più corrotta attività pensatoria che l’Occidente sia riuscito, finora, a formulare.
