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Purtroppo abbiamo bisogno di continui stimoli in un processo mediatico che, da un lato viene criticato, e dall’altro si nutre degli scarti del Sistema. Perfino atti lodevoli diventano preda della fagocitazione della società della sorveglianza che necessita di feticci da mandare al macello. Per fortuna tutto questo scomparirà a breve, insieme a tutto il portato della delega parlamentare, del voto a matita, degli scranni a Montecitorio ecc. Non parlo della signora nello specifico, che è magari mossa da spirito e anelito nobili, ma di ciò che “siamo” rispetto al processo del Divenire. Necessitiamo di continui stimoli per mantenere lo status cognitivo a noi necessario per “sopportare la vita”. Dal nulla emergono fenomeni: culturali, artistici. Nello spazio di qualche giorno, emeriti sconosciuti assurgono al ruolo di star, per poi essere ri-fagocitati in un batter d’occhio dalle procelle del mare in tempesta. Siamo adolescenti perenni che giocano a fare i “grandi” col petto gonfio di indignazione da mostrare alle piazze, come tordi in amore. La signora in questione è il perfetto medium di chi vorrà fare dei suoi concetti “prodotto”. Si rimane basiti dai processi iterativi che colgono perfino le menti più eccelse. È in atto una spaventosa rimozione collettiva, di cancellazione della memoria breve, che porta a una spaventosa iterazione dentro un infinito cul de sac. Questi sono i prodotti della società del
sistema che vivono nel
paradosso di chi contesta il sistema stesso, del sistema che si nutre di ciò (molti amici di stanno finalmente accorgendo dei disastri della cultura woke, da me preannunciati in tempi non sospetti). La repentinità con cui da un giorno all’altro un soggetto diventa simbolo collettivo è il segnale del processo in atto. Sono le stesse folle che al tempo della deriva del green pass stavano su fazioni opposte, è la stessa psicologia delle folle che fa da titolo a uno dei saggi che resiste alle zanne del tempo.

Non ho nulla contro le idee della signora Albanese, che condivido anzi nella sostanza in toto. Intendo solo rimarcare come la macchina mediatica – nonostante gli evidenti segnali di ruggine palesati – sia già pronta a divorare l’ennesima eroina della cosiddetta “società civile” (termine che oramai detesto, come all’epoca detestavo quello di “girotondini”). Io non voto da anni e non partecipo da anni ad alcuna manifestazione. Aderire significa condividere le regole del gioco. E a me questo gioco della delega politica non interessa più. La verità è che non sopporto più questa patetica danza intorno al presentismo, la sostituzione indefessa di feticci funzionali ad evidenziare l’ennesimo skandalon, l’ennesima indignazione, per orchestrata o meno che sia. Non sopporto più non tanto i nuovi eroi, ma le folle che si accalcano al grido perenne della condivisione coatta, le masse sciamanti che domani saranno in lotta per lo scatto pensionistico, e con gli arancini al vento in segno di solidarietà. Intanto il popolo palestinese viene sterminato grazie al sottile gioco di permutazioni che non prevede alcuna interferenza sul piano fattuale. Le piazze si specchiano su se stesse. Si va a casa con la coscienza a posto sotto un cielo senza bombe.
