
Pregne le mie narici del fritto di melanzane, cotolette e calamari, percorro il lungomare col mio scooter. La velocità è da crociera, il collo torto a destra in direzione spiaggia. Vedo un Carmelo sdentato e urlante, una Concetta sovrappeso guadagnare la battigia come un pinguino di duecento chili offeso dai morsi dell’orca, scruto le danze maldestre da lido in cui si cimentano l’infante e il vecchio con mezzo coglione fuori dal costume, osservo le ambulanze parcheggiate in attesa di infarti. Sono in cerca di un supermercato aperto. Lo trovo. Sembriamo a Gaza dopo un saccheggio. La stanca commessa rimasta fa spallucce: quello che vede… Prendo della rimanenza di lattuga, del radicchio ancora passabile, dei pomodori da salsa rimasti in fondo a una cassetta di legno, del parmigiano stagionato, dei filetti di sgombro in vetro. Lei è una donna ancora piacente, sulla cinquantina, addetta allo stoccaggio degli alimenti e solo casualmente alla cassa. Le sue braccia sono muscolose, si allena negli orari di pausa. Oggi ho visto cose che voi umani… mi fa. Percepisco telepatia, sa che con me potrebbe parlare di tutto, da alcune gestualità suadenti, dalla delicatezza con cui mi porge i pomodori, deduco che ambirebbe a confidarsi dei suoi più intimi segreti. In un contesto ideale, si intende. Mondi che non si incroceranno mai. Così mi concentro sul battito della cassa e provvedo diligentemente a sistemare i prodotti nella busta. Fuori il cielo è plumbeo. Sono felice che questa giornata abbia in parte rovinato la crapula dell’Orda. Essa avrebbe tratto nutrimento e forza dal sole cocente, dalla canicola che frigge ciò che rimane delle loro sparute sinapsi, l’Orda avrebbe tratto autorità e legittimazione a darsi. Formulo la seguente massima: “la veglia del sole genera mostri” e mi pongo al fianco di Goya da un punto di vista dialettico. Le stradine interne della Timpa sono un miracolo di verde deturpato dall’immondizia rilasciata lungo i cigli dall’Orda. L’Orda è una struttura cosciente, attiva, sincronizzata, cancerogena che raggiunge il suo acme nel Ferragosto (Feriae Augusti) che dovrebbe richiamare al riposo profuso durante l’anno. Ma l’Orda ha trasformato fin dai tempi del boom economico i Vinalia rustica in baccanale infernale e delirio pagano privo di incesti. Sfreccio tra le autovetture dell’Orda che si appresta a rientrare dopo la bestiale due giorni. Sulle spiagge ardono ancora i ceppi della notte, qualche ragazzo smonta la tenda eretta in barba ai divieti. Provo imbarazzo e come un senso di impotenza che mi fiacca. Vedo gloriose società umane del futuro muoversi entro enormi bolle di sistemi ambientali sospesi, osservo la smaterializzazione dei corpi consapevole, immani distese di oceani e verdi vallate gestite dalla robotica, posso sentire la gioia di chi abiterà quelle epoche, di quel noi che accoglie ogni identità, posso percepire il respiro puro dell’eterna gioia. L’Orda ha i secoli contati. Una selva di botti e fuochi d’artificio tormenta il mio rientro a casa.
