Il naufragio della satira nella deriva sinistra del 2025

LA NUOVA CENSURA DEM

C’è una vecchia barzelletta: Un uomo naufraga su un’isola deserta insieme a una splendida fotomodella. Dopo settimane di convivenza, tra i due nasce l’inevitabile passione. Tutto sembra perfetto.
Ma un giorno l’uomo si avvicina alla fotomodella con un’espressione imbarazzata e le chiede:
— “Senti… potresti farti un favore? Potresti disegnarti dei baffi con un carbone e vestirti da uomo, tipo con dei pantaloni larghi?”
La modella, perplessa, acconsente.
Lui allora le si avvicina, le dà una pacca sulla spalla e dice:
— “Oh fratello, non sai con chi sto scopando!”

Oggi questa barzelletta sarebbe oggetto di strali da parte delle Nuove Erinni. Un gruppo goliardico di maialoni diventa il centro delle battaglia del progressismo totalitario.
Il consenso come nuova frontiera della morale democratica: ecco una di quelle affermazioni che suonano bene, come i cori da stadio o le pubblicità dei biscotti integrali. Ma sotto il suono progressista si cela un paradosso inquietante.
Perché se il consenso diventa la misura della morale, allora la verità si vota, la giustizia si sonda a campione e l’etica si scrive nei trend di Twitter. A quel punto, il filosofo abdica al sondaggista, e la coscienza cede il passo all’approvazione sociale. Siamo nel regno del “mi piace, quindi è giusto”.
Ma la morale, quella vera, nasce spesso contro il consenso, non con esso. Socrate fu messo a morte per questo. Cristo non ha fatto sondaggi prima di salire sul Golgota. E Kant, che pure non era un tipo molto rock, parlava di imperativo categorico, non di ‘piattaforma partecipativa’.
Ironia della sorte: in nome della democrazia, il consenso eretto a morale assoluta finisce per produrre una nuova forma di conformismo, lucidata e civile, ma non meno opprimente. Un totalitarismo soft, che ti chiede di essere d’accordo col sorriso.
In definitiva: non tutto ciò che è condiviso è giusto, e non tutto ciò che è giusto sarà mai condiviso. La vera frontiera della morale, oggi, è forse il coraggio di disobbedire con grazia, non di annuire col pollice alzato.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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