
Stanotte ho fatto altro sogno assurdo in cui girovagavo in città la notte a sbrigare qualcosa che non ricordo. Rientro a casa, una mia casa futuristica e con me ci sta Roberto Lo Faro. Cerco di aprire la porta e gli faccio: “sei sicuro che in quell’oscurità del mio giardino non si nasconda nulla?”.
Sconcertante anche per me. Entriamo in questa casa accolta nell’oscurità e cominciamo a giocare a un gioco in cui una sorta di console elabora audio con parole cosmiche che io e lui dobbiamo decifrare. Nessuno di noi riesce a fare un punto. Il dubbio è questo: come poteva la mia mente elaborare simili parole complesse e mai udite nelle “vesti della console?” Ricordo alcune mie risposte e di Roberto. Frammenti non trascrivibili di lingue inconcepibili.
