Recensione di “Bugonia” di Yorgos Lanthimos

Un film che non comincia e non finisce. Un grande esperimento di disinfestazione del sapiens. Lanthimos costruisce un acquario umano: figure che si muovono come in un sogno senza attrito, senza volontà, sotto una luce troppo chiara per essere terrestre. La commedia sci-fi è solo il pretesto: Bugonia è un manuale di zoologia morale, un inventario della specie in via di dissoluzione. L’uomo rapisce l’uomo, la ragione sequestra la propria caricatura. Tutto si riflette, tutto si annulla. Il delirio americano, la fede nel farmaco, nel corpo addomesticato, nella scienza che cura e divora: ecco la vera alienazione, il vero extraterrestre. Lanthimos non parla di alieni, ma di noi — degli umani che hanno esaurito la loro parte biologica e ora recitano l’eco di se stessi. È la fine dell’antropocene in tempo reale, raccontata con la compostezza di un entomologo. Poi, il miracolo: il silenzio finale. La civiltà si spegne come una lampadina nel vuoto. Rimangono gli animali — non simbolo, non redenzione, ma semplice persistenza. Loro, sì, ancora dentro il mondo, mentre il sapiens evapora come un codice obsoleto. Lanthimos chiude il cerchio e restituisce alla Terra ciò che l’uomo aveva sottratto: il diritto di esistere senza narrazione. Un’estinzione felice, lucida, inevitabile. Un requiem senza lutto, dove finalmente nessuno parla più in nome di nessuno, per uno straordinario finale con il pianeta finalmente liberato dal cancro dei sapiens. Straordinaria Emma Stone.

Francesco Cusa

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

Rispondi