In questo porco mondo: Dialogo fra Poveracci e l’Oste Jazz


Poveracci: – Passavo da qui… per il mio quartetto… posso o sta affettando?
Oste Jazz: – … chi sei? chi sei?
Poveracci: – Poveracci… quello della mail… della telefonata… sono il Poveracci Trio….
Oste Jazz – … Rosa! Rosa!… quanti sono a tavola?
Poveracci – … posso ripassare se…
Oste Jazz: – …Pronto?… Carissimo!… Certo, certo… 24, 25, 26 bloccati!… porta chi cazzo vuoi, avete tavolo d’onore… saluta Gabry… ahahaha…eheheh…sì, sì il disco spacca… cosa vuoi che ti dica? Bacio!
Poveracci: – …
Oste Jazz: – “Click!”
Poveracci: – Se vuole posso rimandarle mail, se è impegnato… può scaricare il file del nostro cd…
Oste Jazz: – … scaricare, scaricare… la casse di birra ti posso scaricare… che genere fate? Basta che non è roba con elettronica vi posso dare “Il lunedi da cani”. Ma se ne parla fra sei mesi…
Poveracci: – … io suono la chitarra elettrica, ma posso venire senza effetti…
Oste Jazz: – No elettronica! Rosaaaa! Rispondi cazzo!
Poveracci: – La chitarra la devo…
Oste Jazz: – Gennaio… aspé… gennaio… il 15… dopo le vacanze di Natale no… il 23… però vi faccio tre piatti di spaghetti…
Poveracci: – il bassista viene da fuori, qualcosa per le…
Oste Jazz: – se va bene, tranquillo… qualcosa ci esce… ma dì al batterista di portarsi la sua perché l’indomani suona… coso… come si chiama quello indiano?
Poveracci: – ok allora per il 23 gennaio. Grazie e buona serata.
Oste Jazz: – Rosaaaaaaa!


Poveracci nel freddo dei portici digrigna i denti. Poveracci è rabbioso e pensa all’Oste Jazz morto. Pensa a quel cranio fracassato a colpi di batticarne. Poveracci vorrebbe essere quello dei tre giorni bloccati. Poveracci vorrebbe essere quello della serata di grido e non quello relegato al “Lunedì da cani”. Poveracci sa che quel riferimento allude ai lunedì freddi e nebbiosi del Nord, ma come non cogliere l’allusione al fatto che in tali lunedì suonano solo i senza nome, gli emarginati, gli studentelli… Poveracci vuole sangue. Poveracci tira un calcio alla cassetta della posta. Poveracci viene visto dal vigile che gli dice che minchia fai. Poveracci si scusa e dice che era nervoso per via della sua ragazza. Dice così perché non può riferire del jazz e del suo dramma interiore. Il vigile gli grida deficiente. Poveracci pensa che solo lo studio potrà dargli merito e ragione. Poveracci entra in casa e si riscalda le polpette di soia. Poveracci studia fino alle 5 del mattino per essere pronto alla serata del 23 gennaio fra sei mesi. Poveracci dorme e sogna John Scofield. Poveracci adora le tempie di Scofield. Poveracci fa una pazzia e pensa al suo prossimo album. Poveracci vorrebbe ironicamente chiamarlo “A tempie di jazz”. Ma, Poveracci, sa perfettamente che non avrà mai il coraggio di farlo. Poveracci sogna queste pazzie. Ma anche quando sogna, Poveracci, sa che nella vita reale queste cose non passano. Che il contesto del jazz in Italia non capirebbe. Ma, almeno nei sogni, sì cazzo, almeno nei sogni, Poveracci vince il top jazz con il suo: Poveracci Trio: “A tempie di jazz” plays the music of John Scofield. Almeno nei sogni.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

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