ATLANTE INTERIORE. Carme VI: “Le Ceneri del Carnevale”

Carnasciale carnevale il ragù fuoriesce dai maccheroni coi cinque buchi
Pensai ai miei calzoni da piccolo nell’inverno di tanti febbrai fa
Al gelo delle stanze vuote e scure della casa dei nonni
Quando vedevo le teste mozzate dal ghigno scolpito
Far capolino da sotto gli armadi e i letti
Rotolando nei corridoi come palle di legno
Le teste dei burattini finiti all’inferno
Da gettare nel braciere
In quelle notti gelide di febbraio.

Fuori il vento si fa violento e la vegetazione par fremere
Con movenze carnali di passanti intirizziti ma flessuosi
Avvinti ai sibili alle finestre che si fanno ululati…
Vagolano i lampioni come lampare sulle barche di strada
Che interdetto è il mare nel tempo della cautela temeraria
del rischio calcolato.

Pensai che ogni uomo è la sua dimora
Nell’esilio delle bolle mediatiche delle attuali globosfere
Celle modulari del grande alveare
Nuove porte verso il passaggio evolutivo della specie
Interni che diventano esterni
L’ancoraggio del palato, della cucina gourmet che vincola
Trattiene, seduce, stimola
Ci si ferisce ancora, dai corpi sgorga il sangue dei millenni
Ancora
Pensai ancora
Tastai le geografie estreme del mio corpo
Ciò che mi separa dall’altro da me
Toccai la consistenza del mio essere carnale
La vidi implodere nell’acufene che mi tormenta
Sprofondare negli abissi della mia indefinita interiorità…

Non siamo ancora pronti.
Pensai.

Nelle piazze i ceppi bruciano.
Brucia il fantoccio del Re Carnevale.
Macchine di carne nella notte.

Pubblicato da Francesco Cusa

Francesco Cusa (Catania, 1966) è batterista, compositore e scrittore. Ha suonato in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti, pubblicando numerosi album, tra cui «Minimal Works» e «Strange Dreams». La sua produzione letteraria comprende romanzi come «VIC» e «2056», raccolte di racconti e poesie. Docente di Batteria Jazz al Conservatorio di Catania, scrive di cinema, musica, letteratura e filosofia.

Rispondi