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SANT’AGATA E L’ELEFANTE
Festa di Sant’Agata a Catania. Profano e sacro, ovvero ciò che dovrebbe essere la costante cittadina: una Catania perennemente festaiola. Città d’azzardo e d’azzardi. Una Las Vegas millenaria. La soluzione in tre sostanziali punti.
1) Peculiarità tipiche del catanese ottimizzate.
2) Sublimazione dell’effimero.
3) Gioco d’azzardo, cucina, creatività.
Che altro vuoi fare in questa morente città, se non rendere tal decadenza surreale? Lavorano tutti, lavora (soprattutto) la mafia, si incrementa (il)legalmente il turismo, e si finanzia coi proventi la cultura. Storcete il naso? Perché che volete fare qua? Fabbriche? Ancora? Non scherziamo. Prendiamo il toro per le corna. Vi immaginate quanti turisti russi, cinesi ecc.? La città tutta colorata a festa, 365 giorni l’anno. Progetti di architetti, investimenti, bla bla bla. Un carnevale permanente. Immaginate… immaginate un enorme elefante con la proboscide illuminata e i coglioni bene in vista… visualizzate questo enorme colosso ad accogliere fra le zampe e le palle i panfili dei giocatori e degli amanti del vizio provenienti da ogni parte del mondo. Constatate adesso i frutti del sacrosanto rapporto dialettico tra i vari ceti della città, come accade durante i giorni della festa, in un naturale coinvolgimento di truffatori, delinquenti, mecenati e società (cosiddetta) civile (alto e basso, basso e alto, alto e basso ecc.). La mafia perfettamente integrata nel percorso economico, come ha fatto il paese di Lincoln. Las Vegas che fa? Ricicla. Catania è una città puttana. Si aprirebbero scuole per croupiers ove formare i ragazzi dei quartieri per una futura autogestione dei numerosissimi casinò, pronti ad accogliere i viziosi del gioco e del tavolo verde da ogni parte del globo. E poi prostituzione legalizzata senza limiti, con l’indotto a finanziare mostre, concerti ecc. La città trasformata in un grandioso Luna Park, in un pachiderma bonario e gioioso. Eccola, l’anima corrotta e nobile del catanese, questa della festa agatina. D’altronde, hai una Santa dalle tette mozzate che circola per tre giorni senza interruzione. Con quelle ci fai “minnuzze” di Sant’Agata, ma anche (metaforicamente) panzerotti (panze rotte) alla crema, con tanto di capezzolo, o scapezzolati al cioccolato. Crapula & Baccanale: la vera vocazione della città. La legalità dell’inganno, il manifesto di un luogo che sta perdendo la sua identità a causa di questa omologazione al “Nord”, di questo ammorbante “lenitivo” sassone, di questa mefitica nebbia della creatività. La crisi è sempre psicologica. Hanno ammorbato e depresso l’elefante/Ganesha cittadino (“mangiare a quattro Ganesha2, ebbi a dire). Occorre fare ricchezza delle nostre uniche peculiarità, altrimenti saremo destinati all’eccezionalità del rito.
