
Secoli fa producevo robe simili; questo era un cd “diviso a metà”, “Lacan Boys” e “Lacan Girls”, qua nella versione con Marta Raviglia, Gaia Mattiuzzi Giacomo Ancillotto e il sottoscritto. La difficoltà stava nel riadattare le partiture per il sestetto per una formazione ridotta e composta da due voci, una chitarra e una batteria…
Il titolo già diceva tutto. Lacan non come citazione ornamentale, ma come detonatore. Linguaggio, desiderio, soggetto diviso. Portare tutto questo dentro una forma che oscillasse tra scrittura rigorosa e improvvisazione radicale.
Dal canto al… al country friselliano…
era una battuta, ma fino a un certo punto. C’era quella tensione sospesa, quella cantabilità obliqua, ma filtrata attraverso una struttura ferrea.
Riascoltandolo oggi sento un progetto compiuto, coerente, straniante. Un lavoro che teneva insieme rischio e forma senza concessioni. E in quell’equilibrio c’era una qualche stilla di libertà.
My music here: https://francescocusa.bandcamp.com/
