Recensione di “Joker” di Todd Philips

Troppe parole sono state spese sulla trama di questo capolavoro, dunque parleremo delle nostre sensazioni dopo la visione del film secondo un abbozzo d’analisi non formale dell’opera. La figura ricorrente del Joker, oramai un topos della nostra contemporaneità, racchiude, con l’onnipresenza della sua maschera, tutto il potenziale dionisiaco represso, l’archetipo della vita indistruttibile. Nel corso della sua “storia” – dal fumetto, ai cartoni animati, ai videogame, al cinema -, Joker ha rappresentato il tratto evolutivo e involutivo del concetto di follia, nel senso foucaultiano del: “che cosa è il folle in mezzo agli uomini di ragione?”. Questo processo di individuazione della pazzia del Joker si colloca nella dinamica sociale antitetica tra medicalizzazione-controllo della pazzia e sua proliferazione virale e carsica a livello globale. Occorre ricordare Fontenelle con il suo “Pigmalione”; qui a parlare è la Follia: “Il mio dominio si afferma sempre di più/ gli uomini del presente sono più folli dei loro padri/ i loro figli li supereranno/ i nipoti avranno più chimere/ dei loro stravaganti avi”. Lo straordinario Joaquin Phoenix è il Joker-Dioniso che, come il De Sade, è ossessionato dalla paura degli “uomini neri che vogliono farlo sparire”. Egli ha il compito di ridare voce al baccanale e di scoperchiare le porte dell’inferno sulla “ragione del mondo” che rende la follia talmente irriconoscibile da neutralizzare ogni suo connotato tangibile di forma e mitologema. In una New York da “Taxi Driver” e atmosfere à la Scorsese (gli anni sono quelli del film, e ci sta pure Robert De Niro), si celebrano gli atti di una tragedia contemporanea che attinge a piene mani dagli archetipi della tradizione classica, soprattutto quando il Joker “danza”, ossia partecipa della celebrazione misterica utilizzando il meta-linguaggio del dio che corre alla caccia per sbranare il nemico (pensiamo al Penteo braccato e ucciso in Eschilo).

Quando l’Arthur Fleck/Joker scrive nel suo diario-zibaldone oscuro “spero che la mia morte abbia più senso della mia vita”, di fatto annuncia il suo passaggio dal regno della psichiatria positivista, della coercizione-cura che identifica la punizione con la guarigione, a quello del sacro, della resurrezione dei reietti, dei poveri, dei pagliacci. Gli oppressi dal sistema coercitivo, traditi dalle falsi morali da show televisivo, vengono riscattati dal sacrificio del Cristo-Joker, e, tramite la maschera dell’Osceno rompono le gabbie fisiche e mentali dell’internamento, dell’alienazione del soggetto che si fa così corpo e massa rivoluzionario, violenza ancestrale e sovvertimento di tutti i valori. Todd Philips orchestra questo ordito in maniera eccelsa: parte dal dramma dell’individuo e della malattia mentale per costruire una mitopoiesi del malato, mostrando come non si possa ridurre a “unità confusa” la molteplicità dell’essere. Da questo percorso di dolore nasce il mito dell’antieroe, del “villain” Joker oggetto di culto del nuovo Parnaso mediatico, nella nuova Delfi globalizzata che è la città di New York. Come in “Martin Eden”, anche in “Joker” ci sono delle apparenti incongruenze temporali. Molti avranno notato, per esempio, che le vetture ambulanza sono quelle dei nostri giorni. Philips utilizza questi espedienti per rimarcare che il focus sta “lì”, nei veicoli dei nuovi traghettatori del malessere verso l’asettico degli ospedali e delle strutture psichiatriche. “Dall’uomo all’uomo vero, il cammino passa attraverso l’uomo folle”, per dirla ancora con Foucault, e dunque solo la catarsi del Caos del Joker dio-maschera può offrire una speranza per Gotham City, giacché senza il ruolo iniziatico del pagliaccio non potrebbe nascere il Batman-Bruce Wayne, di cui Joker è demiurgo. Qui sta la meravigliosa trovata di questo monumentale film, una delle più belle opere della nostra contemporaneità.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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