Recensione di “La mafia non è più quella di una volta”, di Franco Maresco.

Franco Maresco é forse l’ultima figura iconoclasta nel panorama creativo italiano, dopo i Bene, i Pasolini ecc. Egli è, salvo rarissime eccezioni, tutto ciò che attualmente manca in ogni “altro” ambito artistico. Il suo ultimo film, “La mafia non é più quella di una volta”, è semplicemente devastante. Devastante perché è nella sua essenza fuoco sterminatore, a dispetto dell’ennesimo canovaccio che funge da struttura di cartapesta, dell’ennesima “storia”, concepita giusto per contenere lo spettacolo da marchettari e del suo farsi “milieu” di omogeneità, artificialità espositiva, rispetto al caos disomogeneo di tutto ciò che tracima dalle zone “comfort” delle società del benessere . E si badi, “marchette” sono anche e soprattutto le manifestazioni di commemorazione, le posture dei paladini della retorica dell’antimafia, non solo i carrozzoni messi su da Ciccio Mira. Ciò Maresco lo evidenzia come mai forse prima, dando bestiale voce al vero esercito dei “vinti”, al mondo dimenticato dei reietti che nessuno riesce più a “vedere”, non essendo più intercettabile dai radar delle “Serre del Benessere” il disperato urlo degli esclusi. Eppure questo “insieme umano” – che non è più neanche da sfruttare come soggetto da redimere e alfabetizzare, che non è “spendibile” in nessun modo, tranne che per il consumo di telefonini e motori – proveniente dai territori dell’Osceno, dello Sporco, che resiste alle fascinazioni del vizio tollerato dalle società opulente (essendo comunque preda di altre droghe semantiche), si fa Soggetto Estetico, dando corpo alla tanto osteggiata frase di Beyus: “tutti gli esseri umani sono artisti”. Nell’immane museo dell’arte della cosiddette “affluent society”, lo spazio dei reietti può avere ricovero solo grazie all’operazione fattiva di Maresco, non certo a seguito delle cerimoniose e paludate campagne di “riqualificazione”, “riabilitazione”, “armonizzazione”, “scolarizzazione”, che di fatto finiscono col generare solo altre sacche di “ribellione” e di vie di fuga dalla coercizione mainstream.
Lo “zoo” di Maresco comprende oramai un bestiario degno del miglior Balzac, e l’ultimo involontario campione è Ciccio Mira, il quale, insieme al Resto del Bestiario, è maschera da cinema, proprio per le ragioni espresse sopra, e dunque pasoliniana essenza di “Reale”, di una forza del passato che resiste (ancora) al gorgo attrattivo dell’omologazione.
Tutte le maschere di questa farsa rimangono “vere” nel risoluto diniego a pronunciare la parola magica, l’abracadabra che aprirebbe le porte della “civiltà” e dell’assimilazione: nessuno dei partecipanti alla kermesse vuole o può dire alcunché contro la mafia. E anche qui l’operazione drammaturgica di Maresco si rivela surrealista, grazie alla “myse en abyme” di un “fatto” (lo spettacolo-tributo a Falcone e Borsellino) ove campeggia un cartello emblematico di omaggio ai due magistrati che viene sistematicamente ignorato da impresari e artisti. Non è tuttavia meno violento lo sguardo del regista sulla passerella annuale delle manifestazioni alla memoria dei magistrati uccisi barbaramente dalla mafia, che scruta endoscopicamente nelle viscere della cosiddetta “società civile” per scovare e mostrare le miserabili idiosincrasie degli abitanti dello “spazio integrato”.
Gli alieni di Maresco sono esseri mostruosi ma sinceri. Possiamo dire lo stesso della protagonista, della bravissima fotografa Letizia Battaglia? Possiamo dirlo di tutti noi?
La risposta è, forse, nell’animalesco russare di Ciccio Mira, mentre tutt’intorno al suo riquadro, si compone il mosaico del sistema che si autorappresenta e riproduce nell’artificio della “superinstallazione mediatica”, dell’immane “periechon” che tutto divora.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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