Recensione di “Loro 1” di Paolo Sorrentino

(2018-04-28)

– In definitiva un film volgare. Volgare per l’utilizzo grezzo del materiale simbolico, per la maniera didascalica con cui vengono trattate le forme e i contenuti, e per l’uso parossistico della citazione: in altre parole, un pessimo esercizio di stile. Inutile dilungarsi sulla trama del film: si parla del grottesco del berlusconismo e della decadenza di un mondo che trova il suo acme nel fatidico anno 2006.

Paolo Sorrentino è un regista che, dopo i brillanti esordi, sembra aver “smarrito” la via, vittima com’è del suo stesso estro che col tempo si è fatto bolso, petulante marchio di fabbrica (a nostro avviso a partire da “This Must Be The Place”). In questo ennesimo, ridondante lavoro, Sorrentino commette un peccato mortale, ovvero quello di realizzare un film trash su una tematica già mostruosamente trash quale quella della weltanschauung del “Banana”. La qual cosa potrebbe anche essere derubricata nell’ambito del personale gusto, se non fosse che in noi è ben vivo il sospetto che tale poetica non sia realmente frutto di una “scelta di campo”, ma piuttosto il portato del cattivo gusto di tutto il recente cinema del regista de “La Grande Bellezza”.

Il film vivacchia stancamente, mortificato da una colonna sonora che oramai ha stancato chiunque, fra trovate ed effetti da videoclip (l’intero party in piscina è una risibile scopiazzatura di “Spring Breakers” di Harmony Corine), fino all’avvento dell’ennesimo straordinario Tony Servillo nei panni del Silvio nazionale.

Proprio la natura di questa operazione è rivelatrice della puerile strategia del regista, del suo “compitino”: l’avvento del Servillo-Berlusconi è la classica discesa in campo del fuoriclasse che risolve la partita. Solo che il cinema non è una partita di calcio, e non si vince nulla giocando in questa maniera. Così “Loro 1” finisce con l’appiattirsi con aderenza gravitazionale alla forza coercitiva dell’originale, divenendo caricatura secondaria della caricatura prima e somma, scimmiottamento della Grande Scimmia, de-localizzione periferica d’un epicentro. La realtà di quegli anni (e di questo contemporaneo) è infinitamente più “filmica” di questo supponente tentativo di “canzonamento del grottesco”, e Sorrentino cade nella trappola cedendo alle tentazioni della storicizzazione, che viceversa è ancora, drammaticamente, brutalità della cronaca. Così il grottesco del Reale, dell’Italia-partito-azienda, finisce col destabilizzare l’ingenuo mascheramento dell’opera, imponendosi rispetto alla sterile giustapposizione delle “viseità” messe in ballo. Il cerone sul volto del Berlusca, l’oscena danza delle olgettine, il tempio kitsch del Bagaglino, la sarabanda del Telequiz, il collant sulla telecamera, rappresentano la quintessenza del magistero dell’Osceno che si fa corpo elettorale e macchina attoriale, il trionfo del pessimo gusto che non può essere “messo in scena” senza un gioco di adeguate contromisure, pena la realizzazione di un film del genere. Ci sarebbe, forse, voluto il surreale taglio d’un Bunuel, o quantomeno la pratica di una banale “inversione” per trattare adeguatamente una tematica del genere, così come per fare un film su Ed Wood occorre essere quantomeno dei Tim Burton.

Infine occorre ancora sottolineare la bulimia dell’utilizzo degli effetti, sempre a ridosso del “sensazionale”, sempre a rimarcare un autocompiacimento paesano, da ala destra all’ennesimo inutile dribbling, e ancor più la grevità d’un’estetica che contribuisce a infastidire, a molestare la visione di un film vuoto che ambisce a ricondurre all’Altro (ai “Loro”) le tematiche del “Noi”, dei veltroniani “I care”, d’una poetica che è tanto più figlia di quel mondo che si ostina a denunciare.

PS Viste le premesse, ci risparmieremo la visione della seconda parte, a breve su tutti i principali schermi italiani.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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