Ok, va bene la fotografia di Storaro (già in “Cafè Society”), la regia sapiente, il movimento studiato delle macchine da presa…ma la realtà ci offre l’ennesimo esercizio di stile del Woody-Allen-di-Natale. La cosa che infastidisce, al netto di alcune gemme di rara bellezza (su tutte la telefonata “abortita” di Ginny), è l’impalpabile anelito di costrutto fondato su didascalie fin troppo annunciate. Insomma: il simbolismo de “La Ruota delle Meraviglie” è semplicemente ridicolo. Allen oramai assomiglia sempre di più a certi allenatori di calcio dagli schemi logori che continuano a riproporre il medesimo modulo (un tempo foriero di successi) sfruttando fino allo stremo la grandezza di certi campioni. Soltanto che, a un certo punto, vuoi per ragioni di logoramento, vuoi per ragioni di anzianità, gli uomini di sport hanno quantomeno il buongusto di ritirarsi dall’attività agonistica, magari in favore d’una carriera da commentatori televisivi, o di rappresentanza. Qui l’ostinato Allen (che non possiede l’immarcescibile necessità espressiva di un de Oliveira) spreme fino all’osso la classe di Kate Winslet e Jim Belushi, ne vampirizza anima ed essenza al fine di produrre poche stille di nettare in un’opera confusa, infarcita di citazioni sterili, manieristica fino alla nausea.
Il magnifico caleidoscopio generato da Storaro evidenzia semmai – per contrasto – tale pochezza di idee, tutte cristallizzate nelle iconcine dei personaggi, in una sorta di presepe del ricordo che fa tanto nostalgica piéce disneyana. Il dramma reale è che Allen ha smarrito la sua visionarietà. Ancor peggio: Woody Allen è oramai incapace di farci ridere!
E’ diventato un tessitore di trame sterili, acconciate da cinema autoriale, confezionate come il bel regalino inutile da mettere sotto l’albero. Ormai si va a vedere il cinema di Woody Allen per “spacchettarlo”.
Perfino i due killer (straordinarie maschere de “I Soprano”) paiono essere lì per il puro gusto della citazione, maschere aliene conficcate a forza in un contesto sbagliato (“I Soprano”: andatevi a rivedere quella straordinaria serie se volete davvero riconciliarvi col Cinema). Coney Island è il presepe, la cornice immanente in cui il regista demiurgo relega e confina i suoi personaggi. Il problema è che la tragedia che dovrebbe dispiegarsi in questa agorà rimane invece accartocciata fra le lamiere della ruota panoramica, fra le pastoie del suo sterile impianto concettuale, con risultati che rasentano il patetico (vedasi il forzato monologo finale di Ginny, talmente paludato e fuori da ogni tempistica teatrale e cinematografica da indurre alla contumelia. Immaginate una sorta di epilogo dell’Odissea con Ulisse in preda al mal di mare).
Al di là delle belle apparenze, ne “La Ruota delle Meraviglie” non funziona quasi nulla. Non c’è nessuna tensione che non sia frutto della recitazione. Mai come in questo film ho visto gli attori… recitare. Una cosa davvero insostenibile, figlia di un approccio coercitivo e rigido che ben mi ricorda certe griglie compositive in grado di rendere asfittica, ad es., un’opera musicale.
Invano ho atteso un segnale da parte del Deus Ex Machina, l’enorme mano che forza il cielo di cartapesta e irrompe nella scena facendo a pezzi la “Ruota delle Meraviglie”. Da quanto tempo si attende un segnale visionario del genere in un film di Allen? D’un qualcosa che possa polverizzare il “contegno” borghese di ogni sua ultima opera? Impossibile: è la poetica di un cinema centripeto che nasconde una “volontà d’impotenza”; è il gatto che non si morderà mai la coda, il gatto alleniano che implode nella spirale interna.
Evviva dunque il bambino piromane: ma facciamogli dare fuoco anche a ‘sta pellicola! Che bel finale che sarebbe stato, vecchio caro Woody. Impara da Buster Keaton!
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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Una opinione su "Recensione de “La ruota delle meraviglie” di Woody Allen"
Ho recensito un altro film di Woody Allen: https://wwayne.wordpress.com/2014/06/19/i-10-film-che-tutti-odiano-tranne-me/. Sei d’accordo con ciò che ho scritto?
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