Film importante, opera monumentale che affronta il tema del disagio della contemporaneità in una chiave che oseremmo definire “sinfonica”.
Si comincia con una dichiarazione di intenti: il direttore del museo (protagonista assoluto di questa Odissea) pone un quesito alla sua intervistatrice: “la sua borsetta, se la esponessimo al museo, sarebbe considerata opera d’arte?”. Con ciò Christian mette in chiaro la sua visione estetica dell’arte “come insieme di pratiche d’uso”, rievocando il famoso “giochetto” dello scolabottiglie di Duchamp.
Si prosegue col maldestro tentativo di rimozione di una statua equestre che finisce con lo spezzarsi in più parti.
Eccola l’arte contemporanea che non parla più ai cuori pulsanti delle vite, che vive nel paradosso settario degli specialisti, nella desolazione degli spazi vuoti in cui lo sventurato visitatore non può neanche fare una fotografia, e che muore nelle prigioni delle conferenze autocelebrative, ove i colpi di tosse, i cellulari che squillano, e le urla dei pazienti affetti dalla sindrome di Tourette, rappresentano l’unico genuino segno di “verità espressiva”.
Eccola l’arte per collezionisti, secondo la devastante critica alla critica, vera e propria cancrena del nostro tempo, sostituto imbarazzante di ogni fenomenologia d’artista.
Il tema dell’arte contemporanea è in realtà la rampa di lancio dei missili che Östlund sgancia per colpire l’opulenza delle élite di potere, e il regista opera proprio a partire dalla scissione in cui versa la contemporaneità dell’arte per estendere tale nevrosi alle storture della nostra società occidentale, sempre più in mano alle élite sterili, alle paradossali (in)competenze.
In questo senso è emblematico l’epilogo della scena di sesso tra Richard e la sua intervistatrice, in cui Il preservativo, il serbatoio della deiezione, del contenuto occulto, del rimosso, diventa tragicomico e grottesco oggetto del contendere, trofeo occulto bramato della Donna-Pattumiera (Anne tiene in grembo il cestino), portato osceno della plastificazione, dell’eros industriale. Questo è un vero e proprio atto di interiorizzazione dell’economia libidica.
“The Square” è un film denso di simbologie, di infiniti rimandi, in cui echeggiano i fantasmi di Bunuel, Sokurov, Kubrik, Vinterberg, è la mostra-manifesto di un’epoca: tutto ciò che sta al di fuori di “The Square”, ovvero al quadrato di fiducia e amore entro il quale tutto abbiamo gli stessi diritti e doveri, è territorio dell’Altro, del barbaro, dell’irrazionale.
In questo senso, forse, “The Square” è Schengen, è la cinta muraria e virtuale di valori ed egemonie condivise.
Ma per fortuna, i mucchi di ghiaia dell’opera dell’artista concettuale, vengono distrattamente rimossi da un inserviente, e qui è lo stesso Richard (evidentemente sulla strada di una progressiva “redenzione”) a porre rimedio con un espediente (come non ripensare allo straordinario Sordi di “Le Vacanze Intelligenti”?).
Dunque è nei “tic” che Ostlund individua un percorso di catarsi, in tutto ciò che “The Square” non comprende e ingloba.
Il discorso attorno al sesso e all’eccitazione del potere, il video della bambina mendicante che esplode e la conseguente viralità, il segno che il Media è in mano ai pubblicitari, alle marchette del marketing dei cosiddetti “creativi”, sono peculiarità da esorcizzare tramite gesti piccoli e grandi di “volontà di potenza”, in un mondo dove i figli, le bambine non vogliono più dipingere, mentre le scimmie di casa sembrano avere una vera passione per il disegno.
Oleg, la scimmia brutale, l’attore che irrompe nel Reale prekantiano della cena di gala, è follia privata di ogni umanità; dunque occorre che egli stupri affinché possa scatenarsi il delirio dell’Orda borghese, il sacrificio del Capro Espiatorio.
Così Richard, in questo suo viaggio iniziatico, è costretto a ricercare la via del perdono nella spazzatura, a sperimentare nella conferenza riparatoria con la stampa l’impossibilità di una dialettica tra diritto alla libertà di espressione e senso del limite, della censura.
Al museo, il sottofondo costante di rumori di scavi, il rombo sonoro, in casa, i lamenti del bambino che pretende delle sacrosante scuse, sono segni dell’Osceno Vibrante, “lamella” di Lacan, organo parziale di Freud, insistenza cieca e indistruttibile della “pulsione di morte”, dell’arcano organo privo di corpo, della “Cosa”. Il mondo irrazionale pressa e preme tutto intorno alla cornice di “The Square”, fagocita i valori e le icone del nostro mondo rigido, la Natura pressa da ogni dove ed ha il volto dell’Altro.
Il gesto di Richard-padre, la volontà di chiedere perdono non può essere relegato alla comodità di un video inviato dal telefonino. Occorre agire, tentare, adoprarsi, e non importa se poi alla fine ogni cosa sarà vana; sarà laforza della generosità e della capacità di chiedere perdono la maiuetica per le future generazioni. Lo sguardo delle bambine nel sedile posteriore dell’auto rivela l’infinito, incommensurabile patrimonio dell’essere, la perla più preziosa che sfugge ad ogni mercificazione, il senso distaccato del futuro.
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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