Recensione di “Dunkirk” di C. Nolan

(2017-09-09)

Il ticchettio di un orologio. Una settimana. Un giorno. Un’ora. Questo il meccanismo perfetto del progetto di Nolan che narra le vicende storiche dei fatti occorsi nella spiaggia di Dunkirk secondo uno schema pitagorico di armonia (sono parole del regista). Sua maestà Il Tempo è ancora una volta il leitmotiv che unisce tutta l’opera cinematografica di Nolan, l’incedere del Divenire di una particolare eccentricità della storia, che con chirurgica perfezione porterà al culmine di un infinito crescendo le azioni di tutti i protagonisti e dell’intero Coro di questa tragedia della sopravvivenza. Ogni dettaglio è necessario al raggiungimento del vertice, del climax, ed è soprattutto il pregevole lavoro delle musiche di Hans Zimmer a rendere palese l’ordito dell’opera (utilizzo della “scala Shepard” per dare l’illusione di un ascolto sempre “ascendente” allo spettatore, di un crescendo senza fine). È davvero possente il lavoro che condurrà ogni elemento di tempo, luogo e azione ad incastonarsi secondo la tipica logica di unità aristotelica.

Un film sulla guerra… senza una goccia di sangue, ma sotto lo sguardo freddo e distaccato dei contemporanei, dei figli della “società liquida” alle vicende truci altrimenti narrate dal soldato Bardamu-Cèline. Così Nolan mostra ai privilegiati di Schengen il fantasma dell’orrore novecentesco, per tramite di una delle tante vicende strappate al secolo più truce e spaventoso dell’intera storia dell’uomo, per mezzo di questa singolarità che è frammento del Molteplice. In questo senso, mare, vite e cielo (acqua-terra-aria), sono l’espressione di un unicum morfologico, come i corpi dei soldati sparpagliati come alghe sulla spiaggia sono il paradosso antropomorfo di una descrittività impietosa, che rende il tripudio finale – la salvezza dei trecentomila grazie al ritrovato senso di patria di una nazione – poco più di un vagito nell’assurdo baratro dell’insensato. Da questo punto di vista poco importa che la prospettiva della narrazione sia smaccatamente quella inglese, a cominciare dall’utilizzo del titolo (Dunkirk e non Dunkerque), perché, secondo il regista, ogni prospettiva riconduce al dramma dei sopravvissuti. Lo sguardo di Nolan è panottico, algido, asettico. Egli non necessita, come fa il repubblicano Eastwood, di realizzare due film (“Lettere da Iwo Jima”e ” Flags of Our Fathers), nel tentativo di mostrare la differente prospettiva di una stessa battaglia, perché per Nolan il Nemico è sempre e comunque l’Altro, come evidente dall’apparizione dei fantasmi dei tedeschi nella sublime scena dell’atterraggio finale. Nolan, a differenza di Eastwood, non ha alcuna morale da rivendicare, non ha una posizione da mantenere e neanche una prospettiva etica e dialettica. Tant’è che i personaggi paiono conficcati a forza dentro questa storia fatta di tante microstorie, e tutti, salvo qualche eroe segnato dal mito, desiderano portare a casa la pellaccia, né più né meno (in questo senso, sì!) che come il Bardamu de il “Viaggio al termine della notte”.

Non c’è un attimo di tregua per lo spettatore. “Dunkirk” pare il frutto di un unico piano sequenza che trascina dentro un gorgo di vacuità e precarietà, fino a lambire i margini della follia, della barbarie cieca, dell’inutilità del sacrificio. Insomma, tutto ciò da cui Bardamu e il nostro sentire del contemporaneo, rifuggono e che invece pare dominare le coscienze di milioni di esseri: soldati, tenenti, colonnelli, generali, politici, uomini di stato. Eroi e vigliacchi, indifferenza del cosmo e mito: un unico abbraccio che segna due ore di cinema che paiono eterne, e che pongono ogni epistemologia in un territorio alieno, privo di memorie e di passato.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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