Alcune mie considerazioni su Lacan, Guénon, Hegel, il Reale, il Simbolo ecc.

Nei miei interventi del passato ho cercato di riportare al nocciolo del Reale che nell’accezione lacaniana presenta due opposti: il rapporto “immaginario” in cui ciascun polo riempie la lacuna nell’altro, e quello “simbolico” in cui i due opposti sono differenziati (dovrebbe suonare una qualche campanella ai conoscitori veri di Guénon, non a chi pasticcia). Questo implica che il rapporto simbolico unisce gli opposti nel paradosso della loro mancanza. Questo benedetto “Reale” è per Lacan il nocciolo duro e impenetrabile che resiste alla simbolizzazione, persiste ma – e questo è il punto – si decompone nell’atto del tentativo di coglierlo nella sua natura positiva (Il trauma è colto retrospettivamente, può solo essere “ricostruito” dai suoi effetti; il trauma colma il vuoto della struttura simbolica essendone effetto retroattivo). Ma, attenzione: il Reale è “singolarità”, come lo è il Black Hole (e riandiamo se volete a Hawking e a “l’epistemologia del buco nero” e a Guénon e al centro del simbolo come stato eterno, non divenire manifesto, assenza spazio-temporale), e quindi è “la lacuna attorno alla quale si struttura l’ordine simbolico” (Zizek), e in quanto scarto della simbolizzazione (come la luce per il buco nero) rappresenta il vuoto: “non può essere negato perché già in sé, nella positività, non è che l’incarnazione di una pura negatività”, o meglio, l’incarnazione della lacuna dell’Altro. Ora, tutto questo in me accende parecchie spie e mi torna molto con la riflessione che sto conducendo. Non è forse in Hegel, nella sua “Logica”, che in questo tentativo di cogliere l’Essere nella sua proprietà astratta si rivela il Nulla? Non è forse l’astrazione hegeliana una sintesi sottrattiva di tutte le peculiarità proprie dell’oggetto a determinare questo vuoto-forma-pensiero? E il soggetto cos’è nei rispetti della Cosa kantiana (non lacaniana) se non il punto di castrazione del soggetto medesimo tramite la sua rappresentazione simbolica? Badate che tutto questo implica, e pure molto. L’ideale guenoniano di “iniziazione” è attinente a questo processo di scarnificazione del simbolo, e tutto questo, con buona pace di alcuni, ha senso, giacché il parallelismo per assonanza (non certo, facciamo notare, “en passant”, a certe ingenue puntualizzazioni) assume “senso”. Il rapporto di relazione che ho trovato, l’anello di congiunzione tra il laico Lacan e il fervente religioso Guénon è proprio “le petit object a”, in altri termini la ricerca del Vero, di quello scarto irriducibile di senso… Poco importa che l’uno possa cercarlo nella psicoanalisi e l’altro nella setta degli Iperborei. Non possiamo sfuggire alla rappresentazione, oserei dire alla teatralizzazione dell’epistemologia, per lo stesso motivo per cui un paziente non può liberarsi dalla “libera associazione”: “aspetti un attimo, voglio parlare seriamente, da persona a persona” (in questo caso è sempre Zizek); “anche se lo facessimo, la forma prerogativa di questo atto sarebbe già sospesa, assumerebbe la maschera della libera associazione, di qualcosa che deve essere interpretato e non preso alla lettera”. Comprendiamo bene che qui abbiamo un’ipotesi lacaniana che suggerisce una sostanziale riconciliazione tra particolare e universale hegeliano proprio attraverso “ciò che li separa” (vedi sopra e siamo chiaramente agli antipodi di Leibniz). Possedere una Maserati come concetto è testimonianza della sua esistenza oppure il non possederla implica che essa non esiste? Siamo sempre alla disgraziata lotta tra Materialismo e Idealismo, dualità che costringe l’Occidente e non l’Oriente a questa eterna conflittualità. Ecco perché Guénon si converte all’Islam: un certo sapere è vivo e ancora pulsante in un contesto geografico differente. La riprova di tutto questo risiede nel feticismo della merce, e tocca andare a Marx. La simbologia del denaro non è legata che al significante-banconota: ma non c’è nessuna apparente logica nel confutare che due banconote da dieci euro, l’una malridotta e l’altra nuova di zecca, abbiano lo stesso valore. Sono oggetti differenti ma vengono fruiti alla stessa maniera, ossia dal punto di vista del potere di acquisto meramente teatralizzato. E torniamo sempre al “buco nero” di cui sopra: immaginario e simbolico. Non si scappa. Se il baratto rappresenta una manifestazione del rapporto feticistico tra individui, il denaro è indice di un rapporto feticistico carsico, occultato nella merce. Per tornare a Hegel in relazione a Lacan, spero adesso sia chiaro che, “è la realtà materiale che testimonia del fatto che il Concetto non è pienamente attualizzato. I fatti si conclamano insomma, in questa prospettiva, in quanto mancanza, difetto, impedimento” (Zizek) (il non-Tutto di Lacan implica che anche la totalità hegeliana è non-Tutto, e dunque la “filosofia” tout court, come afferma Guénon). Ad esempio, la natura sadiana è interiorizzata dall’essere sadico nel suo ideale di duplice morte del soggetto, mentre è stimmate del non-Tutto della totalità hegeliana dell’Idea. Il Soggetto-Sostanza hegeliano non ha nulla a che vedere col mega-Soggetto sadiano insomma, che addomestica e dirige l’orchestra e il sabba. Non esiste il Soggetto in Hegel, in Lacan e in Guénon. Questo è il punto. La “Cosa” è un’immane nave senza timoniere. Lo è la filosofia. Ciò con buona pace di Althusser. A meno di non ritenere l’Assoluto come immane soggetto. Ma saremmo oltre la dualità e torneremo all’India, al Brahma, al rapporto oggettivo Maestro-Allievo, alla realtà non manifesta.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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