Recensione di “Silence” di Martin Scorsese

(2017-01-18)

Opera totale, film immenso. Scorsese ci regala una perla nera, una sfera d’ebano, una monade squarciata dalla quale sgorgano nettare e sangue. Film denso, molto poco spettacolare, omaggio ai grandi maestri del cinema nipponico, opera da meditare e contemplare nel suo farsi, in ciò che diventerà con le evoluzioni del tempo.

Il film narra le vicende di due “padres” gesuiti in missione alla ricerca del mitico Padre Ferreira. Siamo nel Giappone medievale, all’epoca dei preti “lapsi”, degli apostati, ovvero di coloro che hanno smarrito la fede durante le campagne di conversione dei popoli. Padre Ferreira scompare dopo le ultime tragiche lettere in cui si denunciano i massacri di preti e cristiani subiti dalle inquisizioni nipponiche.

In “Silence” il tema della fede si incontra con la ragion di stato; siamo di fronte a un vero e proprio trattato di antropologia filosofica e religiosa, il Cristianesimo e il Buddismo come teste di ponte e baluardi dell’espansione e del contenimento del credo per una sorta di compendio sull’ “accessibilità di Dio” che ricorda certo intimismo delle opere di Sant’Agostino, come le “Confessioni” o “La Trinità”.

La dialettica della fede, nella visione dinamica della misericordia del Cristo, sembra tradire – soprattutto nella preziosa sequenza della scena finale del film, ove “liofilizzazione” del credo e “versatilità” del messaggio del Nazareno trovano collocazione subdola -, una qualche simpatia del regista . Ma non dimentichiamo che stiamo pur parlando del regista de “L’Ultima Tentazione di Cristo” e “Kundun”, e dunque è lecito pensare che si tratti piuttosto di un sentito omaggio alla vita avventurosa e straordinaria di questi personaggi, di un messaggio fortemente critico lanciato alla Chiesa contemporanea (anche se occorre ribadire che Scorsese afferma che questo film è stato concepito in tempi non sospetti).

Il travaglio dei due missionari si traduce tutto nelle dinamica tra misericordia e dogma, tra necessità e panica visione francescana, ed il contesto giapponese – “qui è tutta una palude in cui non si possono mettere radici” – funge da necessario ambito ove il “calvario”, prima di Padre Ferreira e poi di Padre Rodriguez, può esperirsi. Di conseguenza l’introversione del regista, il suo contrastato rapporto col divino e con i dogmi che da sempre hanno caratterizzato la sua filmografia, possono trovare collocazione nella vicenda umana e tragica d Padre Rodriguez, che rimanda per ostinazione alle fissazioni di alcuni personaggi “scorsesiani” (cosa era in fin dei conti il Travis di “Taxi Driver” se non una sorta di giustiziere che agiva in nome di una visione e di un dogma? Ripulire il mondo dalla fogna e dal pattume).

Non c’è alcuna via alternativa all’ascesi, al silenzio, alla via monastica. Questo sembra gridare Scorsese dall’interno di una bolla senza suono che è l’alveo di ogni esistenza. Dalle gabbie in cui è rinchiuso Padre Rodriguez, arriva il messaggio non verbale per tramite delle sue contorsioni, della sua sofferenza corporale che è viatico, appunto, al silenzio che sarà, alla contemplazione di derivazione buddista, per quello che si rivelerà essere una sorta di tirocinio iniziatico, contrapposto alla visione militaresca dell’evangelizzazione gesuitica.

E’ importante il dialogo tra Padre Ferreira e Padre Rodriguez subito dopo il loro incontro, perché vengono poste le basi di un incontro sulla scorta di un afflato “prenichilista” tra anima dell’individuo e anima dei popoli. Fuori dalla mitologia rimangono solo le vite dei poveri esseri, le povere anime da salvare nel paradosso della negazione dei simboli stessi della religiosità: sputare sulla croce o calpestare l’immagine del Cristo. Questa sembra essere la necessaria conquista dell’essere, che esalta il valore dell’individuo a dispetto del dogma, il trionfo dell’uomo e dell’amore per tramite della stessa sconfessione di un credo.

«Se incontri il buddha per la strada, uccidilo!», recita un vecchio koan.

Pochi lo hanno sottolineato, ma è questo il vero leitmotiv del film.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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