“It Follows” è uno degli horror più belli che abbia visto negli ultimi anni (utilizzo convenzionalmente la parola “horror” ma, come per “Shining”, il termine è riduttivo). Il regista David Robert Mitchell, alla sua seconda opera, riesce a catturare con delle sublimi e semplici trovate: una colonna sonora da urlo (utilizzo dei synth e atmosfere magiche da anni Settanta), e l’utilizzo del “2.35” che restituisce il senso di svuotamento della scena allo spettatore.
Il tema del film è quello della possessione; tramite i rapporti sessuali è possibile trasferire al partner la “visione” di questi spettri che abitano il nostro mondo reale, i quali diventano poi parte del mondo materico minacciando le vite dei contaminati.
Fin qui sembriamo essere su territori convenzionali e propri di certo cinema blockbuster-horror; invece “It Follows” è un prodotto che si distingue nettamente nel panorama di genere.
Innanzitutto per le sue atmosfere; fin dalle prime scene lo spettatore è proiettato all’interno di una dimensione aliena che investe il quotidiano dei “posseduti”. A sconcertare è questa ambientazione disturbante del contesto entro il quale vengono a muoversi i protagonisti, e David Robert Mitchell è abilissimo a seguire la lezioni dei grandi maestri come Lynch e Carpenter senza scimmiottarli, anzi, confezionando un prodotto davvero unico nel panorama (tali atmosfere mi hanno ricordato anche quelle di “Picnic a Hanging Rock” di Peter Weir).
Mitchell insomma ricostruisce una sorta di Detroit metafisica, popolata da zombie, sorta di spettri in carne ed ossa, invisibili ai non posseduti, che talvolta irrompono nella scena con risultati davvero angoscianti (rimandiamo ai demoni lynchiani, per avere un’idea).
Il sottobosco dell’opera è certamente di matrice antropologico-sociale: questo “contagio” è anche un riferimento all’Aids, ma soprattutto, al disagio giovanile, alla solitudine del branco esorcizzata nella coagulazione dell’amplesso come paradossale via di fuga dal mondo oscuro, fuga che garantisce però la trasmissione del “virus” e dunque una sorta di epidemia in cui il mondo alieno, esterno, ultraterreno, popolato di orrore, tracima nel Reale, rompendo la sottile membrana che separa il “Terribile” dal mondo.
Ma tutto questo non “spiega” o spiegherebbe un bel niente. Troppi i rimandi simbolici, eccessive e maniacali le cure dei dettagli, della manie, dei corpi, degli ambienti, dei luoghi, della case, per essere frutto di una mera scelta stilistica del regista.
Non ci sono balzi sulla sedia, ma brividi freddi e raggelanti alla schiena, perché in ciascuno di noi vibra, nella remota, remotissima ombra dell’intimo, la fiammella nella notte, ad illuminare il niente che ci circonda. Ed è quando questo “niente” si palesa, nelle sue più inconcepibili devianze, che siamo magicamente in sintonia con l’ancestrale, con la sacralità e tutto ciò che ne consegue, al di qua della rimozione e in contatto con le nostre nature più profonde, ctonie.
Il tema è ancora una volta il Maligno.
Dove può annidarsi, nel contemporaneo, la radice oscura, se non nel disagio interiore, nella presunta psicosi, nel dramma silente e borghese del benessere?
Il film è ambientato negli anni Settanta, e il finale in piscina, con tutto il lancio di radioloni e tv in bianco e nero è una chiara metafora del compromesso diabolico tra Osceno e Tecnologico. I personaggi bevono bevande dolciastre e si imbottitiscono di psicofarmaci (anche qui l’ambiguità del farmaco come via di fuga e al contempo strumento di controllo di massa)… quando, improvvisamente, qualcosa prende a seguirli.
E qui si palesa l’estro di Mitchell, vero regista dell’invisibile, maestro del fruscio, orditore di tranelli, mentre la sarabanda sonora e sintetica ripropone una sorta di Canto delle Moire in chiave post-moderna, che ricorda da presso quella iper tecnologica del recente “The Neon Demon”.
Il Tremendo non necessita di castelli diroccati e case infestate; “It Follows” ha il grande pregio di rendere spettrale il quotidiano, misteriosa l’angoscia giovanile, predeterminato il disturbo psichico, e lo fa giocando su pochi fondamentali requisiti: uso consapevole della macchina da presa e descrizione di una gioventù che è già pronta all’avvento degli anni Ottanta, alla plastificazione del Reale.
Un film lento ma inesorabile, che scandaglia il deserto dei luoghi, degli anfratti, la desolazione delle vite e dei rapporti. Da vedere assolutamente
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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