“The Neon Demon” è il frutto del lungo tirocinio del regista come autore delle réclame per i maggiori stilisti del mondo della moda, esperienza che deve evidentemente aver lasciato dei solchi profondi nella sua psiche. A sentire quel che afferma il creatore della trilogia di “Pusher” e di “Drive”, staremmo di fronte a un lavoro che punta a rompere il tabù del narcisismo e dunque rivolto alle nuove generazioni, spesso vittime del molesto contrasto tra modelli educativi familiari basati sull’accettazione del sé e mercificazione del corpo come unica prospettiva di affermazione sociale. Ovviamente tale chiave di lettura ci lascia alquanto interdetti.
Se è pur vero che siamo di fronte ad una critica di modelli e microcosmi della contemporaneità, di contro, appare altrettanto evidente che gli inferi evocati da Refn non sono una mera parodia del post-moderno. I segni del demonio si evidenziano più che nei sabba e nella Wicca griffata delle streghe-modelle, nelle siderali danze del vuoto, dello spazio elettrico in cui si muovono i personaggi. Elettricità che sappiamo ben essere elemento evocativo o di annunzio di entità della “Loggia Nera” per un altro grande maestro del cinema del sovrumano come David Lynch. Solo che qui tale elettricità da neon, tale vibrazione aliena, pare piuttosto nutrirsi e pascersi di corpi e fascinazione in maniera vampiresca. Il demone si nutre di bellezza, è innamorato della purezza delle fattezze della ninfa acquorea, ne brama le delizie, ne concupisce le grazie, egli, che per converso è femmina incarnata che deve all’artificio, alla chirurgia plastica ogni antidoto alla caducità.
In questo senso Refn si pone agli antipodi rispetto al “mondo spirituale” lynchiano, viceversa popolato di esseri umani alla ricerca di un percorso salvifico, dantesco, da intraprendere in compagnia di guide e angeli, o comunque alla ricerca di una loro intercessione o mediazione (“Twin Peaks” è il paradigma). “The Neon Demon” è il regno incontrastato di Satana nella sua materializzazione terrena, oseremmo dire quasi mefistofelica, e le potenze del femminino sono in disperata ricerca di amore, di naturalezza, di energia vitale, ovvero di merce assai rara e preziosa per il mondo edulcorato delle passerelle. Il demone è vampiresco nella seduzione lesbica, e sfoga con la necrofilia la frustrazione della negazione di un amore disperatamente terreno e romantico, wherteriano. Cosi non può darsi disperazione d’amore, e il conseguente suicidio, semmai, è delegato alla simulazione della Bella, ritta e oscillante sul trampolino di una piscina vuota, per un tempo preda dalla fascinazione del maligno. Al demone non resta che lo scempio, la deframmentazione del corpo, deframmentazione che, da un punto di vista estetico, diviene emblema di certa dislessia del cinema, dell’afasia rappresentativa che il regista danese consegna alla gogna della sala.
Ecco perché il film appare senza un divenire, cronologicamente sballato, mozzato in tranci come il corpo della giovane modella. Perché a differenza che nel cinema di Lynch, ove le increspature della spazio temporalità sono irruzione del sovrumano nella prima sephirot, del “Kairos” sulla linea del percepito, in “The Neon Demon” il tempo viene fagocitato da Crono, cannibalizzato asetticamente dalle fiere e ricucito in fretta, per evitare l’osceno dello sbrago. E cos’è, alla fin fine, e per tornare all’incipit, tutto questo se non un omaggio al cinema di Dario Argento, forse anche proprio a ciò che di demenziale rimane dell’opera del maestro romano e delle sue ultime scalcagnate produzioni?
Non è forse l’ebetismo a liberare il male nella sua più pura essenza?
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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