Recensione di “Batman V Superman” di Zack Snyder

“Batman V Superman – Dawn of Justice” di Zack Snyder (8,5)

(2016-04-08)

Zack Snyder sa fare del grande cinema e il suo “Batman V Superman – Dawn of Justice” è un film gigantesco, ammantato di un’aura di tragicità che par tracimare dal confine dei fatti narrati. Si ha sempre la sensazione di essere partecipi d’altro rispetto alle vicende dei due supereroi targati DC Comics, che questo “orizzonte degli eventi descritti” possa essere semplicemente una buona occasione per veicolare sentimenti e inquietudini provenienti da un universo intimo e surreale. Tali atmosfere gotiche e disturbate, mi hanno ricordato quelle del “Batman di “The Dark Knight” diretto da Nolan.

Il film si incentra sull’eterno dilemma del conflitto tra uomini e dei, tra razionale e sovrannaturale, tra tecnologico e spirituale, dicotomie ben incarnate dal Batman-Uomo che si confronta con il Superman-Dio.

Il topos dell’equivoco, il gioco del fraintendimenti che genera la sfida, rimanda forse al mistero della relazione tra Mondo e Oltremondo, alla danza di Siva che genera “l’equivoco dell’esistenza”, l’inganno della sensorialità. Superman è il semi-dio col tallone di Achille, fragile nella misura in cui un elemento proveniente da Kripton può inibire l’unicità del suo “dono” (tale quantomeno appare all’ordinario umano il suo “straordinario” che viceversa è poi la “normalità”in Kripton: è sempre un dannatissimo problema di contesti, insomma).

“Kal-El” Superman è infatti perfettamente umano nelle sembianze e il suo volto è quello del giornalista Clark Kent, mentre Bruce Wayne necessita di un totale mascheramento e di una distorsione della voce per non essere identificato. Stranamente nessuno riconosce o identifica il giornalista: la discriminante è rappresentata dagli occhiali, da questo oggetto feticistico che simula un difetto della vista per meticciare, depistare gli umani dal riconoscere Superman. Ed è singolare che a tal fine venga simulato il “difetto” di uno degli organi sensoriali viceversa più potenti: basti pensare al raggio disintegratore che Kal-El può scatenare dagli occhi. In definitiva, l’umano non riconosce (non può riconoscere) Dio; siamo al camuffamento della divinità che assume le sembianze umane per godere dei piaceri terreni, a Giove che si trasforma in Anfitrione per godere delle grazie di Alcmena.

Il film è interamente pervaso da questa ossessione per l’elemento “altro” (la pietra-feticcio, la kriptonite, sotto forma di arma venefica, lancia ecc.), e nella sua prima ora mostra un livello davvero intricato del racconto, con repentini cambi di scena, inserti e rimandi che chiamano lo spettatore ad un notevole sforzo di attenzione. Il regista di “Watchmen” mostra da un lato un Batman davvero oscuro (quanto avrei preferito Christian Bale al paffutello Ben Affleck!), che è fallibile nella sua rabbia in quanto umano e a dispetto del mascheramento, a dall’altro il Superman che si umanizza tramite gli affetti (la fidanzata, la madre, il padre). Il processo è in qualche modo invertito: Batman si traveste per nascondere la sua natura caduca, Superman mostra il volto umano per negare la sua natura divina. Ricordiamo, per inciso, che gli abitanti di Kripton raggiunsero l’immortalità grazie al trasferimento mentale su cloni e che tale processo aveva finito col determinare una collettività progressivamente priva di passioni e sentimenti, fredda, gestita da droidi e intelligenze artificiali. Una specie che finì per riprodursi con l’inseminazione artificiale produce una sorta di “Cristo” che si immola per la salvezza degli uomini.

Notevoli gli effetti speciali che si scatenano nella seconda parte, sempre funzionali e prossimi alla narrazione, mai fini a se stessi. Un film da non perdere.

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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