Scritti sulla musica, il jazz, l’improvvisazione: “Il Jazz”.

Io non parlo più di jazz. Mi vedete scrivere qualcosa sul jazz? No che non mi vedete scrivere, né pubblicare robe di jazz sulla mia bacheca; né ora né mai scriverò nulla di serio sul jazz, ammesso che abbia un giorno poi voglia di scrivere davvero qualcosa di serio sul jazz. 

Invece mi tocca di leggere continuamente di jazz, chiunque parla di jazz e fa post e commenti sul jazz. In Italia è un pullulare di esperti di jazz, di censori e recensori di jazz, in Italia si fanno continuamente classifiche e referendum di jazz, tornei, giostre e carambole di jazz, in Italia è pieno di riviste di vecchi e giovani tromboni che ci parlano di jazz, che ci spiegano cosa è il jazz, chi è il più bravo in jazz, qual è il miglior disco di jazz, in che concerti di jazz è meglio andare, quali epoche sono più jazz e quali meno jazz, quali italiani sono più jazz e quali meno jazz. 

Io invece non scrivo di jazz. 

Perché mai, mi chiedo, dovrei sentire il parere di Tizio o di Caio sul jazz? Al massimo potrei parlare col critico Tizio e il critico Caio di fica, di cornetti alla crema o di meteo, ma perché mai dovrei parlare con Caio e pure con Tizio di jazz? Che ne sa Caio di cosa significa essere su un palco? Montare lo strumento? Studiare anni e anni senza conforto? E parlo di musica. Figurarsi poi il jazz! Che ne può mai sapere uno che mangia la bagna cauda di jazz? Non saprei. Fatto sta che io non posto, né parlo di jazz. Né ora né mai, men che meno con Tizio e con Caio. I musicisti poi! Guai a parlare seriamente di jazz coi musicisti di jazz! No che non ci parlo! Ci suono, se capita, ma non ci parlo. Se un musicista di jazz mi parla di jazz seriamente io smetto immediatamente di suonare con lui. In Italia? Forse con Carlo Atti potrei parlare di jazz. Ma giusto con lui… che poi non parleremmo propriamente di jazz, semmai suoneremmo di jazz pur parlando solamente, di jazz; senza strumenti, dico. 

Dunque non parlo di jazz. Non ci penso neanche a parlare di jazz seriamente! Non so neanche se suono o suoniamo questo benedetto jazz, giacché come si fa a definire jazz ciò che suoniamo, che abbiamo suonato o che suoneremo? Manco fossi un surrealista in cerca di mistero nel jazz, di scrittura automatica nel jazz! Valla poi a definire questa quintessenza di jazz, vai a estrapolare dal flusso le tessere essenziali, hai voglia di sezionare forme e strutture, il jazz scappa sempre e se ne va proprio dove Caio o Tizio non cercano. Che poi, gratta e gratta, è tutta una questione di “Culo & Comunità” ‘sto jazz, ma sì! si tratta, in buona sostanza, di essere nati in un certo posto, in determinate condizioni socio-culturali, di contatti giusti e di quattro imbecilli cui darla a bere. No, perché voi ve le immaginate le risate che si staranno facendo i Parker e compagnia cantando di fronte a questo nuovo idioma jazz, a questa specie di esperanto globalizzato per vecchi che profumano di piscio e colonia?

Ecco un’altra delle ragioni per cui non scriverò mai più di jazz. I musicisti, poi! Lo avevo già detto? Sì i musicisti di jazz. Dio ce ne liberi! Parlo di quelli che davvero si credono musicisti-di-jazz, che si muovono come musicisti-di-jazz, di quelli che imitano, scimmiottano e si vestono da musicisti-di-jazz, che scrivono le partiture come se fossero pagine sinfoniche, Dio ce ne liberi dei musicisti-di-jazz!

Questa è un’altra delle regioni per cui non posso scrivere di jazz, perché non appena mi ci metto, ho un immediato rigurgito, un senso di nausea, di vomito al sol pensiero di mettermi a scrivere una cosa seria di jazz, a pensare dei dischi in sequenza di jazz, a realizzare che questa sequenza di dischi scelti sia poi davvero pregnante, insomma, questa è un’altra ragione per cui non scriverei seriamente di jazz: la nausea. Giacché poi finirei per credere davvero che quella sequenza da me individuata di concerti, cd, fatti o aneddoti sempre sul  jazz, sia davvero una sequenza rappresentativa, significante, peculiare per il jazz di ieri, oggi e domani, una sequenza, una selezione portante, l’ossatura che poi si fa(rà) pensiero critico, letteratura sul jazz, mentre invece è solamente una sequenza di cose a cazzo che mi piaceva in quel dato giorno del cazzo, perché in quella mattinata del cazzo mi tirava così e avevo la smania di concludere qualcosa grazie a quella frazione di ottimismo che si palesa cosi, inspiegabilmente, e che va richiudendosi altrettanto velocemente man mano che procedo con la Sequenza, man mano che la Sequenza prende forma e significato… ecco perché non scriverei mai nulla di serio sul jazz. 

Con Carlo Atti sì invece, perché sarebbe come parlare intorno, di sopra e di sotto quella cosa jazz lì, perfettamente consapevoli di star dicendo delle cazzate enormi su quella cosa lì, che quella cosa lì se ne sbatte di noi e di quello che pensiamo sul jazz. 

Il giorno in cui scriverò una cosa seria sul jazz, vi chiedo la cortesia di farmelo notare, e di chiamare subito dei medici, del personale autorizzato alla mia reclusione clinica; con gentilezza, poi, una volta individuata la mia ubicazione, pregateli di accompagnarmi presso una struttura completamente sonorizzata, una sorta di camera anecoica. 

Di ció vi sarei, eventualmente, infinitamente grato. 

Pubblicato da Francesco Cusa

Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers. Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri. Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria. Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera. Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto. Collaborazioni: Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.

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