La sensazione è che Birdman sia il film che aspettavamo da tempo. A colmare il vuoto di una metafisica contemporanea annichilita dal feticismo del “dejà-vu”, ecco il manifesto del nostro contemporaneo flaccido, l’opera corale che veste la fenomenologia del nostro tempo. Per tutta la durata del film non ho potuto fare a meno di pensare al libro monstre “Infinite Jest” di D. F. Wallace, perché questo film, nei limiti della sua fisiologica durata, è un’opera titanica che descrive l’epoca, un colosso dal cuore di farfalla.
È a questa intima e irriducibile parte – al residuo di Reale, al plus-oggetto che elude la simbolizzazione,- che Wallace ed Iñárritu (pensiamo a “21 grammi”) mirano, cioè all’eternizzazione di una prospettiva ideologica atta a superare i limiti della virtualità (il nuovo Reale). La scuola di tennis nell’opera di Wallace e il teatro di Broadway in Birdman sono solo luoghi-feticcio, miniature d’universo in cui si scimmiotta la vita, microcosmi governati da schemi e norme secolari del tutto vane – e qui sta la perversione – al di fuori del Contesto.
Riggan Thompson (uno strepitoso Michael Keaton) è ossessionato dalla maschera, il supereroe che gli ha garantito il successo cinematografico (Batman nella realtà-finzione del Keaton-Wayne), e da essa vuole liberarsi (Birdman appare e scompare, è una voce interiore, il Super-Io tentatore che rappresenta l’industria del profitto e del successo). Il suo scopo è quello di realizzare un adattamento del racconto di Carver – “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”,- di misurare le sue qualità attoriali e registiche nell’olimpo del teatro e cioè a Broadway. Ma, naturalmente, al di sotto della maschera si nasconde un ulteriore inganno e la contromossa non può essere che quella di una rinnovata fuga nella fantasia, come nel “Brazil” di Terry Gilliam il sogno eroico dell’uomo-farfalla in lotta con l’assurdo di una società totalitaria.
È evidente che a Riggan non basta il successo e che Inarritu è interessato alla fascinazione della sovradeterminazione simbolica, a ciò che rimane, alla Cosa irriducibile, al significato ultimo. Oggi il “totalitarismo” espleta la sua ideologia con la tirannia dell’apparire (Riggan in mutande e i migliaia di tweet, la foto del suo volto tumefatto postata immediatamente dalla figlia sui social network), e condanna alla schiavitù del godimento che non concede tregua, spazio, respiro. Da questa prigione Riggan non può fuggire, e nel lungo infinito piano sequenza del film, prevalentemente sonorizzato dalla batteria scarna di Antonio Sanchez, la frizione tra vita e recitazione si fa sempre più labile fino ad implodere nella singolarità della rivelazione: sono i momenti più sinceri in cui Riggan riscopre l’amore per la moglie e la figlia, analizza gli errori del passato, computa e sovradetermina.
Più che l’amore parrebbe essere la “Verità” il reale oggetto del desiderio del film: Edward Norton la cerca nella vita fuori dalle scene (“sono vero solo quando recito”), Emma Stone, figlia tossica di Riggan, nel diktat del Super-Io, del padre autoritario che non ha mai avuto (“Obbligo o Verità?”) ecc. ecc.
Peccato per il finale. Se Birdman si fosse concluso con la scena in teatro – il pubblico di anziani in tripudio, la critica del New York Times che fugge via a correggere la stroncatura,- staremmo a parlare di un film sublime. Ma Iñárritu ha voluto aggiungere qualche minuto di troppo…
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Pubblicato da Francesco Cusa
Batterista, compositore, scrittore, è nato a Catania nel 1966. Intraprende lo studio del pianoforte a quattordici anni, poi passa alla batteria facendo seminari con Ettore Fioravanti, Bruno Biriaco, Roberto Gatto, Massimo Manzi. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994 con la tesi: “Gli elementi extramusicali nella performance jazzistica”. In quell’humus ha modo di collaborare con artisti provenienti da varie parti d’Italia, come Fabrizio Puglisi, Domenico Caliri, Paolo Fresu ecc. In quegli anni fonda il collettivo bolognese “Bassesfere”, assieme ad altri esponenti della musica jazz e di ricerca di quegli anni. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare negli anni in Francia, Romania, Croazia, Slovenia, Bosnia/Erzegovina, Serbia, Olanda, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Norvegia, Spagna, Belgio, Danimarca, Polonia, Usa, Cina, Giappone, Etiopia, Turchia. Successivamente fonda assieme a Paolo Sorge e Carlo Natoli il progetto artistico "Improvvisatore Involontario”, che diventerà una delle label più influenti nel panorama italiano del jazz di ricerca. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologa e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate. Nel corso della sua carriera ha realizzato numerosi lavori di creazione e sonorizzazione di musiche per film, teatrali, letterari, di danza e arti visive, collaborando con noti ballerini, poeti e visual performers.
Attualmente è leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: "NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d'epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) di FRANCESCO CUSA E GIORGIA SANTORO “The black shoes”, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani. Il suo Naked Musicians" è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”. Ha eseguito musiche di Yotam Haber, Emilio Galante, Cristina Zavalloni, Magma, Alfredo Impullitti, Domenico Caliri, Tim Berne e molti altri.
Insegna batteria jazz al conservatorio di Messina, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce, Reggio Calabria.
Da alcuni anni alterna la professione del musicista a quella dello scrittore di racconti, romanzi aforismi e poesie - ha scritto due romanzi - "2056" per Ensemble Edizioni (2025) e “Vic” Algra Editore (2021) , due raccolte di racconti- “Novelle Crudeli”, “Racconti Molesti” editi da Eris Edizioni -, due saggi - “Il Surrealismo della Pianta Grassa” edito da Algra Editore (2019), - L’orlo sbavato della perfezione- Algra Editore - (2024) -, cinque raccolte poetiche - “Canti Strozzati” edito da “L’Erudita/Giulio Perrone Editore”, “Stimmate” edito da Algra Editore, “Nei Dintorni Della Civiltà” edito da “Di Felice Editore” (2020), “Il Mondo chiuso” - edito da “Robin Edizioni” (2021) Il giusto premio - Robin Edizioni (2024)-, due raccolte di aforismi “Ridetti e Ricontraddetti” e ”Amare, Dolci Pillole" editi da “Carthago” e “Fotocopie”- e di critico cinematografico per la rivista “Lapis”. Collabora dal settembre 2013 con la rivista "Cultura Commestibile", con scritti di cinema e curando la rubrica "Il Cattivissimo”, dall'agosto 2018 con il giornale on line "Sicilia Report" curando la rubrica "Lo Stiletto”. La sua voce è presente nel "Dizionario del Jazz Italiano" a cura di Flavio Caprera.
Di recente è stato vincitore al festival internazionale del libro e della cultura “Etnabook” (2021) con due poesie: “Armenti” e “Ottobre Vuoto”, rispettivamente al primo e secondo posto.
Collaborazioni:
Paolo Fresu, Tino Tracanna, Attilio Zanchi, Marco Micheli, Bruno Tommaso, Larry Smith, Walter Schmocker, Lauro Rossi, Gianni Gebbia, Fabrizio Puglisi, Stefano De Bonis, Guglielmo Pagnozzi, Domenico Caliri, Luigi Mosso, Edoardo Marraffa, Cristina Zavalloni, Lelio Giannetto, Alberto Capelli, Riccardo Pittau, Mirko Sabatini, Jay Rodriguez, Butch Morris, [1], Michel Godard, Kenny Wheeler, Garbis Dedeian, Steve Lacy, Tim Berne, Stefano D’Anna, Pietro Ciancaglini, Paolino Dalla Porta, Roy Paci, Elliott_Sharp, Saadet Türköz[2], Andy Sheppard, Michael Riessler, Yves Robert, Giorgio Conte, Fred Giuliani, Zu, Mohammed El Bawi, E. Glerum, Assif Tsahar, Natalia M.King, Lionel Rolland , Dj.Pushy, Christophe_Monniot, Tanja Feichtmair, Manu_Codjia, Emil Spany, Arrington_de_Dionyso, Gianluca Petrella, Claudio Lugo, Marco Cappelli, Jean Marc Monteral, Ab_Baars, Ig_Henneman, Danilo Gallo, Beppe Scardino, Francesco Bigoni, Stefano Senni, Piero Bittolo Bon, i Robotobibok, Giovanni Falzone, Tito Magialajo, Enrico Terragnoli, Carlos Zingaro, John_Tilbury, Gianni Lenoci, Billy Bang, Antono Borghini, Pasquale Mirra, Francesco Bearzatti, Amy Denio, Vincenzo Vasi, Mike Cooper, Giorgio Pacorig, Paolo Sorge, Pasquale Innarella, Tony Cattano, Silvia Bolognesi, Leila Adu, Marta Raviglia, Henry Cook, Giacomo Ancillotto, Roberto Raciti, Federico Squassabia, Gaia Mattiuzzi, Dean Bowman, Don_Byron, Peter_van_Bergen, Jan Willem Van Der Ham, Ernst-Ludwig_Petrowsky, Michael Occhipinti, Giovanni Mayer, Eyal Mayoz, Jim Pugliese, Nicole Federici, Mauro Pagani,Ron_Anderson, Francesco Cafiso, Dan Kinzelman, Emilio Galante, Simone Zanchini, Lisa Mezzacappa, [3], Gabriele Mirabassi, Tellef Øgrim, Trewor Brown, Alessandro Vicard, Michael Fisher, Heinrich von Calnein, Oscar Noriega, Peter_Zummo, Greg_Burk, Antonello Salis, Carlo Atti, Tom_Arthurs, Daniele Del Monaco, Yotam_Haber, Raiz (Almamegretta), Gabriele Coen, Luca Aquino, Francesco Ponticelli, Valeria Sturba, Jean-Francois Pauvros, Samuel Cromwell, Claudio Cojaniz, Alex Turchetti, Aldo Giosué, Giorgia Santoro, Alex Meguire, Sarah Gail Brand le i danzatori e coreografi Roberto Zappalà Cinzia Scordia, Melaku Belay, Jennifer Cabrera, e Florence La Porte, gli artisti visivi Fred Gautnier, Cane Capovolto, "Gli Impresari", the gli scrittori Wu Ming, Andrea Inglese, Stefano Zenni, Federico Fini.
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